IL CREDITO ALL’ESPORTAZIONE

di Ing. Mario MANCINI – Astaldi SpA

27/10/2005 –  Di questi tempi notevoli sono le difficoltà che un imprenditore deve affrontare per portare avanti lavori di costruzione d’opere e d’infrastrutture, sia in Italia, vista la situazione di cassa che trova anche l’ANAS nell’impossibilità di pagare lavori sulle grandi arterie come la Salerno-ReggioCalabria. I continui tagli ai finanziamenti hanno talmente ridimensionato le opere da eseguire che si è stati costretti a sospendere anche l’apertura delle buste per appalti che dovevano essere già assegnati.  All’estero le difficoltà crescono a dismisura per problemi anche politici con governi in lotta con l’inflazione e la spesa pubblica per far quadrare i conti e sotto osservazione da parte di grossi istituti, come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e le agenzie di rating che assegnano i loro punteggi sull’affidabilità e la solidità di quel Paese per dare indicazioni certe agli investitori, che ripongono in queste agenzie estrema fiducia.

Notevoli problemi sorgono all’estero alla presentazione d’offerte economiche sui finanziamenti che l’impresa singola, o più frequentemente il gruppo d’imprese unite per partecipare alla gara, deve mettere su insieme all’offerta tecnica, che è cosa più semplice per un imprenditore che da sempre svolge questa principale attività.

Ultimamente si sono visti dei “ribaltoni” dove, dopo l’apertura delle offerte, gruppi che erano posti nella parte bassa della classifica provvisoria sono diventati a sorpresa assegnatari del lavoro, grazie alle vantaggiose condizioni proposte nell’offerta economica sul finanziamento e accettata di buon grado e a bracce aperte dai governi locali.

In questo campo l’imprenditore italiano trova enorme difficoltà sui mercati esteri per la mancanza di supporto da parte delle istituzioni nazionali e finanziarie in genere che, alla prova dei fatti non sono molto competitive e anche per la mancanza di protezione e supporto sulle attività di finanziamento.   Questo discorso si può tranquillamente estendere anche ai finanziamenti dell’Unione Europea, che liberamente mette a disposizione certi tipi di finanziamento per determinate opere ritenute strategiche per  quei paesi, senza preoccuparsi di condizionare il finanziamento all’esito della gara cui partecipano imprese europee.  Succede che in caso d’assegnazione a gruppi totalmente stranieri e fuori della comunità europea, come indiani, cinesi, giapponesi, coreani, sempre più agguerriti, il finanziamento è ugualmente erogato e la sola parte mancante deve essere  trovata da questi gruppi, che con allettanti offerte finanziarie a costo zero e ripagamenti a lungo termine e a tassi bassissimi o addirittura nulli fanno felici i governi locali.

Al contrario, i finanziamenti offerti dai governi di questi paesi emergenti, cui appartengono questi grandi gruppi stranieri, sono sottoposti a condizioni protezionistiche e sono erogati solo in caso l’aggiudicazione riguardi imprese appartenenti a quel paese,

anzi a volte s’intavola una trattativa privata e questo taglia fuori le nostre imprese nazionali e della comunità europea che si trovano a dover far fronte e ricercare nella

migliore delle ipotesi le condizioni migliori di mercato e sempre più spesso per l’intero ammontare dell’opera e che alla fine si rivelano non sempre soddisfacenti e accettabili per l’Ente Appaltante.

Una volta che si riesce ad aver superato tutte queste difficoltà e ad essere assegnatari di un appalto all’estero, subentrano altri problemi per l’imprenditore nazionale, che non è libero di agire in un mercato globale e andare alla ricerca di prodotti e materiali al miglior prezzo di mercato, perché spesso i finanziamenti concessi sono basati su un credito all’esportazione per favorire i prodotti nazionali e quindi è necessario agire sul proprio mercato per assicurare e garantire merci e prodotti certificati, ma non sempre economicamente convenienti e competitivi e tali che nel loro complesso possono dar luogo a dover sacrificare una parte del possibile utile di commessa.

In quest’ottica l’imprenditore è visto nelle vesti di semplice esportatore, con una strada  semplice da percorrere e rispondente ai canoni dettati dalle regole di tali finanziamenti, ma la differenza con chi realizza opere e infrastrutture è notevole e non sempre si riesce a comprendere, ma semplici esempi possono far capire questo delicato passaggio.

L’imprenditore che costruisce un’infrastruttura, in Italia o all’estero, sarà pagato secondo  dei prezzi stabiliti da un capitolato con le quantità mensilmente prodotte e certificate, ossia sarà pagato per il metro cubo di calcestruzzo o di movimento terra, per la tonnellata di ferro o d’asfalto messa in opera, ma questo prodotto finale è il risultato di vari elementi che sono le materie prime, le macchine per le lavorazioni e la mano d’opera per la realizzazione, che non trova uguale rispondenza sul SAL finale del Cliente.

E qui subentrano delle difficoltà oggettive per il gruppo finanziario che non vede più il semplice esportatore di merci, e la corrispondenza tra la fattura d’esportazione e la merce inviata, ma qualcosa di più complesso che non si ritrova davvero sul SAL certificato dall’Ente Appaltante.   E a questo punto bisogna dar atto alla sensibilità dimostrata da enti del calibro di SACE e SIMEST che hanno scelto un consulente esterno, l’Indipendent Engineer, di fiducia per il gruppo finanziario, di cui siamo stati anche noi promotori per discutere con lo stesso linguaggio tecnico, necessario per verificare la congruità dell’appalto con i finanziamenti messi a disposizione e monitorare i relativi stati d’avanzamento dell’opera con le merci effettivamente importate.

In questa complessa situazione, come è facile comprendere, tutto va a gravare ed aggiungersi alle non poche difficoltà dell’appaltatore che è contornato da tanti obblighi, ma è scarsamente sorretto da chi dovrebbe agevolarlo per imporre nella situazione internazionale imprese sempre più dotate e facilmente sostenibili nell’approccio del lavoro al di fuori dei propri confini.

 

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