LE FORME DEL CEMENTO – PLASTICITA’

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LE FORME DEL CEMENTO  – PLASTICITA’

A cura di Carmen Andriani

Gangemi Editore, Roma 2008,  pp. 160  Formato 21 x 33. Prezzo € 28,00, Settore Architettura tecnica

La collana editoriale di architettura LE FORME DEL CEMENTO – ideata e promossa dall’Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) e diretta dalla Prof. Arch. Carmen Andriani – si prefigge l’intento di documentare, attraverso una serie di volumi fra di loro correlati, l’estensione formale e tecnica che il calcestruzzo è in grado di esprimere.
Leggerezza, plasticità, dinamicità, sostenibilità, concretezza sono alcune delle categorie formali secondo cui suggerire, nella successione dei numeri, interpretazioni inedite delle opere presentate, indipendentemente dalla tipologia, siano esse chiese o infrastrutture, stazioni o musei, luoghi dello spettacolo o dello sport.

Dopo il volume “Leggerezza” (Ed. Gangemi 2006) il progetto editoriale propone il volume “Plasticità”.
Il volume si compone di quattro sezioni: una rassegna di foto d’archivio delle opere dei maestri-pionieri che anticipa il tema del numero; un testo critico che ne rintraccia, nella storia della costruzione, il percorso evolutivo; una selezione di opere contemporanee che concretizzano alcune di quelle possibili declinazioni formali.
Infine una sezione dedicata ai lavori in corso che documenta alcuni dei cantieri più significativi.

La plasticità è la speciale attitudine che il cemento ha nell’essere adattabile, adattato e idoneo alla sperimentazione formale a cui si sono attribuite particolari definizioni come Zoomorfo, Plastico, Fitomorfo, declinazioni che racchiudono le proprietà di materico e scultoreo avvicinandolo alle figurazioni artistiche dei Maestri.
A queste caratteristiche rispondono le opere di Musmeci, di Hadid, di Niemeyer, di Barragan, Bo Bardi come altri grandi maestri presentate in questo volume che ci conducono attraverso un percorso evoluzionistico fino al Cemento futuro.
Cemento futuro è una definizione che apre a nuovi percorsi tecnologici e progettuali del cemento: una sfida, ai limiti della materia, che oltrepassando il pensiero arriva al fare come esperimento come scienza di calcolo e di cantiere, tra sfida e continuità.
Di prossima pubblicazione: “Dinamicità”.
Il terzo volume della collana “Le Forme del cemento” affronterà il tema della dinamicità, attraverso una rassegna di opere esemplari, indagandone alcune delle possibili interpretazioni formali.
Con il cemento la struttura si libera della gravità della materia e realizza forme libere nello spazio. Rende possibili aggetti, sbalzi, tracciamenti dinamici: realizza, per la prima volta nella storia della costruzione, continuità fluida di strutture verticali e orizzontali.
Il principio di dinamicità può essere ritrovato nelle opere di ingegneria, in quelle infrastrutturali ma anche in una diversa concezione dell’architettura pensata come evento dinamico dello spazio.

Carmen Andriani
Architetto, Docente di Progettazione Architettonica ed Urbana della Facoltà di Architettura di Pescara. Dal 2003 è Docente del Master Universitario “Innovazione nella Progettazione e Controllo di strutture in cemento armato” diretto dal Prof. Camillo Nuti, Facoltà di Architettura ed Ingegneria di Roma 3. Suoi scritti e progetti sono pubblicati su numerosi cataloghi e riviste di architettura. Ha tenuto conferenze all’estero sul suo lavoro di progettista ed è stata invitata a numerose mostre di architettura (Triennale di Milano, Biennale di Venezia, Montevideo, Toronto, Graz, Giappone, Istanbul.

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La recensione di Costruzioni.net – a cura di Caterina Rinaldo

Il volume, quasi una rivista d’architettura, si propone come un’opera di piacevole lettura e di interessante contenuto scientifico che traccia una linea continua nel tradizionale uso del calcestruzzo con uno sguardo aperto verso la ricerca e la sperimentazione.

Una rassegna di immagini di autori, fra i quali ci piace ricordare Gabriele Basilico, raccontano straordinarie opere del nostro tempo.
Un altro grande fotografo contemporaneo, Giovanni Chiaramonte, ha scritto che non c’è educazione senza l’atto della memoria così quest’opera esprime un doveroso tributo a professionisti come Sergio Musmeci il cui ponte sul Basento – come scrive Margherita Guccione – può considerasi insieme ad alcune opere di Nervi e Morandi il punto di partenza di molte ricerche sulle dinamiche delle infrastrutturazione del territorio e sui nuovi metodi di disegnare il paesaggio. C’è un discorso percettivo nella funzione visiva della struttura: secondo Musmeci, la forma di una struttura, nella misura in cui aderisce organicamente alla propria funzione statica, può divenire il simbolo di una comunicazione fra l’oggetto architettonico e la facoltà intuitiva del fruitore, un canale attraverso il quale fluisce l’informazione, dalla quale dipende la comprensione dell’oggetto e in ordine alla quale esso assume un significato.

Se è possibile istituire un confronto tra plasticità e pittura, come asserisce Carmen Andriani curatrice del libro, è possibile – a nostro parere – avallare un discorso altrettanto valido tra architettura e fotografia. Le straodinarie immagini riportate nel volume edito dalla Gangemi, raccontano con taglio quasi cinematografico i momenti che hanno portato alla realizzazione del ponte e rendono il senso del rapporto tra architettura e città.

Se l’intento è quello di mostrare come la plasticità del cemento abbia contribuito a definire nuove modalità spaziali dell’abitare fino ad individuare proprietà materiche scultoree desumibili dall’opera artistica dei Maestri, esso è più che mai riuscito. E sembra quasi di poter percorrere i cantieri e di potere osservare gli impalcati nella loro imponenza, come pure di essere per un momento partecipi del lavoro dei carpentieri, a ricordare che l’architettura non è solo contemplazione dell’opera finale, ma frutto di un processo mentale che si esplica nel tempo e che riguarda la sostanziale incompiutezza della sua forma, o l’impossibilità di vederla come esito definitivo.

Della stessa collana: Le forme del cemento, dinamicità

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