Laureati over 30: chi ha davvero un atteggiamento civile?

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Riceviamo e pubblichiamo da Antonella Maizza, ingegnere civile geotecnico.

Vorrei sollevare l’attenzione su uno dei gravi problemi esistenti in Italia che mi hanno costretta a cercare lavoro all’estero: i requisiti di età assolutamente illegali che vengono posti (o meglio imposti…) in Italia durante i processi di selezione per una posizione lavorativa.

Sono un’ingegnere civile laureatami nel 2006 con il massimo dei voti al Politecnico di Bari, ma per il mercato del lavoro italiano ho, ahimè, un grave difetto: ho più di 30 anni.
Non mi soffermo sui vari motivi personali per cui la mia laurea è arrivata dopo i 30,  ma cito l’età media dei laureati in Ingegneria Civile presso il Politecnico di Bari (secondo statistiche pubblicate dallo stesso Politecnico), finchè era in vigore la laurea Vecchio Ordinamento (la famigerata laurea quinquennale, l’unica ad avere qualche valore secondo il parere di tanti…): ebbene la media era 30 anni!  C’era chi si laureava prima, ma anche chi si laureava dopo!
Anche qui non mi dilungherò ma credo che il motivo non si possa attribuire ad una generazione di studenti “ritardati“, ma ad un sistema che funzionava male o che era strutturato in modo da rendere difficile l’uscita dal percorso formativo in un arco di tempo pari alla sua durata legale (5 anni appunto). Questo stesso fenomeno era particolarmente evidente nelle Facoltà di Ingegneria, ma non era estraneo ad altri corsi di laurea.

Abbiamo assistito ad una riforma universitaria (l’introduzione delle lauree triennali e delle successive lauree specialistiche, il 3+2 a dirla breve) tra i cui intenti c’era, a mio parere, anche quello di allineare l’età dei nostri laureati a quella degli altri paesi europei, dove un primo “degree” viene conseguito da tutti gli studenti  intorno ai 23 anni e sottolineo da tutti gli studenti, in quanto il fenomeno dell’abbandono è pressochè inesistente all’estero.
Con questa rivoluzione del sistema universitario, abbiamo certamente ottenuto dei benefici (l’età media di laurea si è abbassata) che si sono però ritorti contro chi ha avuto la “colpa” (o il privilegio?) di ricadere nel precedente ordinamento universitario: di conseguenza che ne è di noi ultra-30enni? dovremmo appendere la laurea al chiodo?

Le aziende nonché gli studi professionali preferiscono assumere (ammesso che abbia ancora senso il termine assunzione in Italia…) laureati sotto i 30 o i 28 anni per motivi molto ovvi, ma è giusto o meglio è ammissibile da un punto di vista legale specificare un’età massima nei requisiti del candidato ideale? Ho sempre accettato con remissione questa regola finchè sono stata in Italia. Ciò ha comportato per me una grande difficoltà non solo nel superare le poche selezioni a cui mi sono candidata ma addirittura nell’accedere alla grande maggioranza delle selezioni.

Finché non ho deciso di cercare lavoro nel Regno Unito, terra di grande civiltà. Ebbene, con mia grande meraviglia, gli agenti di “recruitment” mi hanno obbligato ad omettere la mia data di nascita dal Curriculum Vitae in quanto in questo Paese esiste una legge che impedisce in fase di selezione lavorativa ogni tipo di discriminazione, che sia in base all’etnia, alla religione, all’orientamento sessuale o… all’età! Di conseguenza, il selezionatore non deve conoscere l’età del candidato e ha il divieto assoluto di chiederla durante il colloquio lavorativo!

Risultati: durante il mio primo viaggio in Inghilterra in cerca di lavoro nel 2007, su due colloqui ne ho superato uno ed il mese successivo al colloquio ho iniziato a lavorare nel Kent per una multinazionale con il titolo di assistente ingegnere geotecnico all’età di 37 anni! Ci sono rimasta per un anno e ho in seguito superato un ulteriore colloquio (alla “veneranda” età di 38 anni…) presso una grande società di ingegneria, sede di Londra. Sono dipendente di questa seconda compagnia da quasi due anni, sto per acquisire il titolo di ingegnere geotecnico (perdendo l’appellativo di assistente) e contribuisco con il mio lavoro a garantire la sicurezza della rete ferroviaria di London Underground!

Che dire a conclusione di tutto ciò? Posso commentare con le parole di uno dei miei manager, che ascoltando il racconto relativo alle comuni prassi di selezione lavorativa in Italia, mi ha chiesto: come è possibile che ciò avvenga al giorno d’oggi in un Paese dell’Unione Europea???

Antonella MAIZZA

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