Dal ciocco al Pinocchio. Una lezione con Geppi de Liso al Politecnico di Bari

IL MUSEO della FOTOGRAFIA del POLITECNICO di BARI
Invita GEPPI DE LISO a tenere una lezione sulla comunicazione aziendale dal titolo:
Dal Ciocco al Pinocchio, il linguaggio della pubblicità

Giovedì 9 Giugno 2011 ore 17 e 30
AULA MULTIMEDIALE – PALAZZO del POLITECNICO di BARI – Via G. Amendola 126
Intervengo:
Antonio Dell’Aquila, Preside della Prima Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari
Pio Meledandri, Direttore del Museo della Fotografia del Politecnico di Bari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Geppi De Liso
è titolare dal 1968 dello Studio De Liso di Design Grafica e Pubblicità, in Bari.
Dal 1990 ha insegnato Comunicazione d’Impresa nel corso di Marketing e Comunicazione d’Impresa della Facoltà di Economia e nel corso di studi di Scienze della Comunicazione nell’Università di Bari, in quella di Campobasso e all’Università di Buenos Aires. Ha avuto incarichi da diversi centri di formazione come la Domus Academy di Milano, Università del Progetto di Reggio Emilia, Aforisma di Lecce Uni.Versus, Spegea e IFOA di Bari.
Oltre alle diverse pubblicazioni e agli articoli sulla comunicazione pubblicitaria può vantare l’attribuzione del premio alla carriera.
Nel suo intervento al Politecnico di Bari, G. De Liso dimostrerà quanto sia capace la pubblicità nel raccontare le favole al bambino che è dentro di noi per cui, il mercato piuttosto che pensare alla qualità della merce fa leva soprattutto sull’innato desiderio di felicità.
“Dal ciocco al Pinocchio” vuole spiegare i linguaggi della pubblicità, quelli visivi e quelli verbali e quelli subliminali nonché i comportamenti del consumatore. “Un ciocco” di qualità serve ad ardere, ma “un Pinocchio” meno valido qualitativamente è dotato di maggiore appeal e quindi ci attrae di più.
La pubblicità si presenta massiccia e indesiderata, sui giornali, per Radio, in Televisione, per strada, tanto da suscitare in noi meccanismi di autodifesa, ma spesso è la presenza del budget pubblicitario che determina l’esistenza stessa di programmi e addirittura di canali o di intere Televisioni.
Geppi De Liso, nel suo excursus, parlerà delle grandi griffe, dei prodotti del mito, svelandone immancabilmente le “debolezze”.
Il marchio diventa nel mondo contemporaneo il maggior valore dell’azienda o del prodotto stesso.
Il signor Revlon, diceva: “Nelle fabbriche produciamo prodotti di bellezza, ma nei negozi vendiamo speranze” e Lorenzo Marini, pubblicitario, affermava che “la creatività pubblicitaria consiste nel trasformare la merce in sogno.”
E se Pier Paolo Pasolini scriveva che “l’irrazionalità estende la razionalità”, Herbert Marcuse nel “L’uomo a una dimensione” Einaudi 68, sosteneva che ”Uno degli aspetti più inquietanti della civiltà industriale avanzata è il carattere razionale della sua irrazionalità.”
La pubblicità, quindi, contribuendo alla vita delle imprese è indispensabile fondamento dell’economia di mercato in quello stesso mondo in cui vi sono anche i prodotti culturali: libri, film, giornali, tv, spettacoli ecc. per cui si può anche affermare che la comunicazione d’impresa, o di prodotto, contribuisce alla diffusione delle idee, alla libertà di pensiero e sotto certi aspetti anche al sostegno dei valori democratici di un Paese.

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