LE FORME DEL CEMENTO – DINAMICITA’

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LE FORME DEL CEMENTO – PLASTICITA’

A cura di Carmen Andriani

Gangemi Editore, Roma 2011,  pp. 160  Formato 21 x 33. Prezzo € 28,00

Il terzo volume  della collana LE FORME DEL CEMENTO, ideata e promossa da Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica Cemento) e diretta dalla prof. arch. Carmen Andriani  è dedicato alla nozione di DINAMICITA’, ed  esprime la sintesi della relazione tra ingegneria e architettura, coniugando infrastruttura e architettura dei manufatti e  affrontando il tema  attraverso una rassegna di opere esemplari.

Con il cemento la struttura si libera della gravità della materia e realizza forme libere nello spazio rendendo possibili aggetti, sbalzi, tracciamenti dinamici.

Il principio di dinamicità può essere ritrovato nelle opere di ingegneria e in quelle infrastrutturali ma anche in una diversa concezione dell’architettura, pensata come evento dinamico nello spazio.

La dinamicità è legata non solo all’idea di mobilità, quale le infrastrutture esprimono nella trasformazione del territorio, ma anche agli aspetti architettonici: la dinamicità è un caratteristica dell’architettura contemporanea, che  trae origine dall’opera – presentata nel volume – di alcuni pionieri, sia ingegneri che architetti, che nel corso del novecento hanno realizzato, attraverso il cemento, forme dinamiche nello spazio. È del 1932 la pensilina ad ala di uccello di P.L. Nervi dello Stadio Berta di Firenze, affiancata dall’intreccio elicoidale delle scale.

Dinamico, significa anche rapido, essenziale, alleggerito quanto più possibile della materia inerte “mettere la materia solo là dove necessaria”, afferma l’Arch. Rudy Ricciotti a proposito del suo Pont du Diable realizzato in Francia.

Altra opera essenziale alla comprensione del concetto di dinamicità in tutte i suoi aspetti, è il Museo dell’Olocausto Yad Vashem a Gerusalamme. Un solco profondo circa venti metri taglia in due la collina: un segno forte, assoluto, carico di memoria. L’edificio, con il suo tunnel ipogeo in cemento a sezione triangolare lungo quasi duecento metri, è un pezzo di infrastruttura incastonata nella collina e da questa aperta verso la valle.

In definitiva, il concetto di dinamicità si lega a quello di tensione e di movimento, ma anche di essenzialità e di rigore.

Il volume Dinamicità si coniuga inoltre con i concetti di Leggerezza e di Plasticità trattati nei volumi precedenti fornendo un prezioso  strumento di conoscenza delle possibilità formali e strutturali del cemento.

Carmen Andriani

Architetto, Ordinario di Progettazione Architettonica ed Urbana della Facoltà di Architettura di Pescara. Dal 2003 è Docente del Master Universitario “Innovazione nella Progettazione e Controllo di strutture in cemento armato” diretto dal Prof. Camillo Nuti, Facoltà di Architettura ed Ingegneria di Roma 3. Suoi scritti e progetti sono pubblicati su numerosi cataloghi e riviste di architettura. Ha tenuto conferenze all’estero sul suo lavoro di progettista ed è stata invitata a numerose mostre di architettura (Triennale di Milano, Biennale di Venezia, Montevideo, Toronto, Graz, Giappone, Istanbul)

Per info e acquisto volume: Pubblicemento Srl – P.za Marconi 25 – 00144 Roma – tel. 06 54210237 – fax 06 5915408 e mail: rivista (AT) aitecweb.com – Scarica il comunicato stampa

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La recensione di Costruzioni.net – a cura di Caterina Rinaldo

E’ la dinamicità il tema a cui si ispira il terzo volume della collana, Le forme del Cemento a cura di Carmen Andriani, edito da Gangemi. La dinamicità intesa come alte prestazioni del materiale raggiunte nel corso degli anni, che hanno consentito di realizzare progetti di infrastrutturazione del territorio sempre più ambiziosi. Dalla ripresa economica dell’immediato dopoguerra fino ai giorni nostri, si assiste ad una evoluzione nell’uso del cemento attraverso progetti che hanno assunto un’importanza storica, sia per l’impatto sociale che hanno avuto, che per le conseguenze che da essi sono derivate. Il volume ricco di esempi e di immagini, tratta in modo non teorico i progetti che hanno contribuito a favorire la realizzazione delle infrastrutture in Italia e all’estero. Da Pierluigi Nervi a Santiago Calatrava, la dinamicità interessa la costruzione di strade, musei, viadotti, ponti, pensiline, trampolini ed edifici, sfida le leggi del calcolo, si ammanta di romanticismo, contribuisce ad una ricercata relazione tra le strutture e il paesaggio.

Tullia Iori, nel saggio di apertura del volume, scrive che l’Italia, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ‘60, è riconosciuta come un’autorità nel settore dell’ingegneria strutturale, ma questo non può essere definito un miracolo paragonabile a quello economico che durante gli stessi anni si stava compiendo, bensì frutto di una Scuola antica arricchita da maestri di insolito livello, capaci di combinare la disciplina dei matematici con l’operatività degli sperimentatori e con il coraggio dei costruttori. Il riferimento è ovviamente ai grandi nomi che sono alla base della storia dell’ingegneria italiana, Nervi, Morandi, Zorzi, il cui lavoro accompagnato da una forte volontà politica, alimenterà il più ambizioso programma pubblico di costruzione del dopoguerra. Quella stessa volontà porterà all’inaugurazione dell’autostrada del Sole e al collegamento da Napoli a Bari, alla realizzazione della Salerno-Reggio Calabria e della Palermo-Catania.

Il volume, traccia quindi una linea continua nel panorama delle costruzioni civili, sia dal punto di vista ingegneristico che architettonico. Ogni articolo è dedicato ad un’opera che si distingue per ricerca tecnologica e per il raggiungimento di determinati traguardi ed è corredato da una scheda tecnica che riassume i dati costruttivi (progetto, committente, localizzazione, anno di realizzazione etc.). Il tema della dinamicità può dirsi pienamente rappresentato dal lavoro di Santiago Calatrava. Il tema del movimento costituisce un aspetto centrale della sua ricerca – evidenzia Antonino Saggio – strettamente connesso al tema della ricerca plastica testimoniato dall’ampia produzione di sculture che caratterizzano tutto il suo percorso. Calatrava genera macchine semoventi combinando la ricerca plastica, quella costruttiva e quella dell’ingegneria. L’edificio si adatta all’ambiente esterno sia per quanto riguarda i movimenti tellurici, che per quanto concerne i cambiamenti climatici. Al pari di Nervi si ispira alle strutture vegetali per dare forma alle costruzioni, in modo da far assomigliare un’architettura ad un sistema vivente. Interessante l’analisi condotta sulle strutture e sulle infrastrutture e sull’impatto che esse generano sia sul paesaggio urbano, che extraurbano. Tra i progetti menzionati spicca la costruzione del Viadotto di Millau realizzato in collaborazione con lo studio Foster, con i suoi 2100 mc di calcestruzzo per fondazione e le sperimentazioni condotte su cavi in acciaio. L’analisi prosegue con Le Pont du Diable di Rudy Ricciotti, l’architetttura della strada e la relazione fra autostrada e spazio urbano, il tracciato della Transjurane, fino a giungere alle opere di Nervi e Morandi tra cui ci sono il Viadotto di Corso Francia e la centrale Fiumaretta di Civitavecchia o ad analizzare l’ingegneria nei progetti di Alvaro Siza, per terminare con la storia delle casseformi utilizzate dallo stesso Nervi, ma anche da Perret, Le Courbousier, Kahn e da Zaha Hadid nel MAXXI di Roma.

Chiude il volume una sezione dedicata alla varietà e alle variazioni e ad esempi dedicati alla sperimentazione, fra cui rientrano l‘ITC Lab di Bergamo di Meier e la Nuvola di Fuksas. Infine un dialogo di Ilaria Valente con Flora Ruchat-Roncati che tratta il tema dei portali e dei manufatti dell’AlpTransit San Gottardo, un’autentica sfida all’asperità dei territori montani elvetici, ma anche una delle opere più significative in corso di realizzazione nel contesto europeo. Storia dell’ingegneria italiana e delle principali infrastrutture realizzate, analizzate per tipologie e tecniche costruttive oltre ad una critica obiettiva sulla necessità che la stessa possa ritrovare una nuova identità: quella del passato ormai inevitabilmente dispersa.

Della stessa collana: Le forme del cemento, plasticità

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