GRATTACIELI: UN NUOVO RECORD DOPO IL BURJ KHALIFA

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di ing. Mario Mancini
 

Soltanto un anno fa scrissi l’articolo sull’allora grattacielo dei record: il Burj Dubai negli Emirati Arabi Uniti, ribattezzato subito dopo la sua inaugurazione Burj Khalifa, in onore dello Sceicco di Dubai e davo notizia di studi su un grattacielo che avrebbe disintegrato questo record appena stabilito ( vedi articolo su:    http://lnx.costruzioni.net/2010/01/burj-dubai-il-grattacielo-dei-record/ ).

E’ vero che tra il “dire” e il “fare” c’è di mezzo un mare, nel senso che il Burj è lì, realizzato e funzionante, maestoso e domina l’orizzonte di Dubai, mentre del nuovo sono ancora in corso studi per realizzarlo, ma la notizia divulgata da poco è che ormai si è pronti per dare il via alla sua realizzazione.    Ci spostiamo di poco, dagli Emirati alla penisola arabica, precisamente a Jeddah, Arabia Saudita, dove la Kingdom Tower, prima conosciuta come Mile-High Tower, brevemente il “miglio”, è un grattacielo già approvato per la sua costruzione. Dovrebbe iniziare entro la fine dell’anno, finanziato con 1,23 miliardi di dollari, cifra inferiore a 1,5 miliardi spesi per il Burj e inserito nella nuova città in costruzione a nord di Jeddah sul Mar Rosso e denominata Kingdom City, cui sono stati destinati come prima fase ben 20 miliardi di dollari.   Il costo inferiore per costruirlo è confermato anche da un rapporto di luglio 2011 della EC Harris che ha trovato l’Arabia Saudita il meno caro tra i Paesi del Medio Oriente e rispetto agli Emirati ha verificato una differenza inferiore del 34%.

L’area circostante la Kingdom Tower sarà conosciuta come Waterfront District e si estenderà su circa 23 ettari collegando percorsi pedonali con aree ricreative, canali e laghetti artificiali, centri commerciali e edifici residenziali, uffici e alberghi di lusso su spazi aperti che includeranno la Tower Plaza con ampia disponibilità di aree per parcheggi sotterranei.

Il primo studio prevedeva il raggiungimento di un’altezza pari a un miglio, 1,6 km, quasi il doppio del Burj (828 m), ma per problemi dovuti alla geologia del suolo che sembrerebbe non idoneo per sopportare simili strutture a causa di strati di “soft rock” e coralli permeabili che potrebbero inficiare la stabilità dei pali di fondazione si è pensato di ridimensionare la torre a quota 1001 metri, 1 km con ben 173 m sopra il vecchio record.   La platea di fondazione sarà simile a quella del Burj Dubai, ma più grande, profonda 60 metri su un’area di circa 7.500 m2.   Il calcestruzzo dovrà avere una bassa permeabilità per resistere alla penetrazione dell’acqua salmastra del Mar Rosso, la sua profondità e la dimensione sono anche considerate un indicatore di ciò che l’altezza finale della torre rappresenta.  I pali saranno spinti fino a 200 metri di profondità e circoscritti su 91 metri di diametro, dovranno sorreggere l’edificio del peso di 900.000 tonnellate, equamente ripartito.  Il principio di rispettare una ripartizione abbastanza uniforme fa in modo che l’edificio non abbia carichi di punta che metterebbero sotto indebita pressione la sovrastruttura. Programmi di modellazione al computer e prove eseguite presso il sito confermerebbero che la soluzione adottata per la fondazione avrebbe funzionato.

Il sostenitore di questo progetto è il principe saudita Al-Waleed bin Talal, nipote di re Abdullah e noto come l’uomo arabo più ricco del Medio Oriente, con la KHC (Kingdom Holding Company) nella parte di promotrice e proprietaria dell’opera, lo studio incaricato della progettazione è Adrian Smith e Gordon Gill Architecture (AS+GG) di Chicago (USA), lo stesso architetto che ha disegnato il Burj Dubai, l’Ingegneria Strutturale della Thornton Tomasetti di New York City (USA), il Management affidato a CB Richard Ellis di Los Angeles (California-USA), il Developer sarà la Emaar Properties degli Emirati Arabi Uniti, la Direzione Lavori alla Langan International (New Jersey-USA).   La costruzione è stata affidata, con un annuncio del 2 agosto scorso, alla Saudi Binladin Group di Jeddah che ha soffiato l’appalto al Besix Group della Belgian Six Construct, il quale aveva tutte le carte in regola, avendo brillantemente portato a termine la costruzione del Burj, ma i primi hanno investito nel progetto la somma di 400 milioni di dollari e questo ha ribaltato il giudizio finale sull’assegnazione dell’appalto.

 

In questo modo l’ente finanziatore, la Jeddah Economic Company (JEC) è riuscita a mettere insieme le quote necessarie per il finanziamento con le percentuali suddivise tra la Saudi Binladin al 16,66%, la KHC al 33,35%, Abrar Holding Company al 33,35%, Abdulrahman Hassan Sharbatly, facoltoso uomo d’affari al 16,67%.

Comunque il gruppo Binladin ha da poco finito di costruire, sempre in Arabia Saudita, alla Mecca, l’Abraj Al-Bait o Torre dell’Orologio, che rappresenta con i suoi 601 metri l’edificio più alto di tutto il Paese e il secondo al mondo dopo il Burj, ma è il primo grattacielo del mondo per superficie e volume.

Il completamento della Kingdom Tower è previsto per il 2016-2017, dopo 63 mesi dal suo inizio.  Il progetto delle fondazioni è stato appena ultimato e la gara per l’assegnazione  lanciata ed entro il prossimo dicembre, al più tardi, dovrebbero iniziare i lavori.   Il sistema costruttivo in questi casi prevede calcestruzzo armato per il nucleo e vani ascensori, acciaio per il resto e nella parte alta della torre, le facciate completamente a vetri, 200 i piani totali, di cui 160 abitabili, i restanti saranno piani necessari per i servizi e le installazioni meccaniche, elettriche e antincendio (MEP), 50 i piani in più rispetto al Burj Khalifa di Dubai.   L’area commerciale dell’edificio si estenderà su 530.000 mq, intesa come “area edificabile totale”, l’area commerciale come superficie utile è sicuramente inferiore, ma è un dato non ancora conosciuto.

La torre ha una forma studiata per ridurre al massimo il carico dovuto al vento che è la forza principale,  data l’estensione in altezza e la sua locazione nelle vicinanze del Mar Rosso e del Creek Obhur, la velocità del vento ad altezze di 1 km dalla superficie del terreno è elevata e rappresenta un fattore di grande impatto sulla progettazione strutturale della torre stessa, il modello provato nella galleria del vento mette in evidenza problematiche che servono a raffinare il progetto evitando possibili sottovalutazioni di fenomeni riscontrabili in futuro.  

Questa nuova torre rappresenterà il nuovo simbolo di crescita dell’Arabia Saudita e il futuro sviluppo di Jeddah, porta d’ingresso alla città della Mecca.

L’edificio sarà destinato a ospitare alberghi di lusso, uffici di prestigio, appartamenti e condomini di alta classe con una vista dai tre lati sulla città di Jeddah e il Mar Rosso, dove si estenderanno alcune delle vie navigabili e il porto che sarà costruito attorno ad esso.      Questa costruzione sarà un volano per l’economia della zona, a partire dall’incremento notevole di valore che subiranno tutti i terreni e le costruzioni nelle vicinanze e a nord di Jeddah, previsti circa 4 milioni di visitatori l’anno con l’interesse ad alloggiare negli alberghi vicini e visitare i vari centri commerciali e le altre attrazioni della zona circostante con un sicuro ritorno di utili per gli investitori impegnati nella realizzazione dell’area circostante su un modello concepito sullo stesso stile del Burj, visti i positivi risultati ottenuti.

L’impegno maggiore è dare alla torre nuove tecnologie d’avanguardia, con materiali tali da  renderla costruibile e realizzabile,  tra cui l’alta resistenza del cemento armato e pompe adeguate da utilizzare per elevarlo a quelle altezze, similarmente a quanto è stato utilizzato durante la costruzione del Burj Khalifa.   La qualità del calcestruzzo è sempre predominante rispetto alla tecnologia di pompaggio. Ci sono stati progressi molto significativi nella qualità dei calcestruzzi negli ultimi 20 anni.   Anche dal punto di vista dei costi per l’efficienza energetica, si è cercato di minimizzare i consumi e recuperare il massimo dell’energia possibile evitando costose dispersioni, sarà anche possibile utilizzare l’acqua della condensa del sistema di condizionamento dell’aria per l’irrigazione del verde e per altri scopi in tutto l’edificio.   Kingdom Tower è stata orientata in modo che le facciate non abbiano diretta esposizione al sole, le tre facciate d’ingombro sono orientate in modo tale che l’asse di allineamento evita l’esposizione frontale della luce del mattino e del pomeriggio.   Per evitare costose spese di raffreddamento dell’edificio si pensa di sfruttare il principio, come successo per il Burj Dubai,  della densità dell’aria che, nei piani bassi è gravata dall’influsso calorico del deserto, mentre ai piani alti, vista la notevole altezza della torre, essendo l’atmosfera rarefatta e di molti gradi inferiore rispetto al suolo, s’innesca autonomamente una circolazione naturale facendo precipitare verso il basso l’aria fredda, mentre l’aria calda al contrario dal basso risale verso l’alto.

Per la notevole altezza, la torre richiederà dei sistemi più sofisticati per gli elevatori e nel complesso sono previsti 59 ascensori, di cui ben 54 a cabina unica e 5 a due piani, velocità fino a 10 metri al secondo, oltre questo limite non è possibile andare, perché il rapido cambiamento di pressione dovuto all’altezza da terra potrebbe provocare nausee alle persone.   Il limite di corsa per un ascensore non può superare i 570 metri, altrimenti i cavi d’acciaio diventerebbero troppo pesanti e le dimensioni dei motori impossibili da realizzare, così è stata scelta la soluzione per avere 3 lobby intermedie, dove trasferirsi da un ascensore all’altro per continuare la salita o la discesa.

Una particolarità sarà la terrazza all’aperto di 30 metri di diametro al livello 157, inizialmente concepita come eliporto, ma subito scartata per evitare problemi nell’atterraggio, oltre che d’inquinamento, è ora usufruibile dai proprietari di quel piano attico e servirà anche come terrazza ombreggiante per i piani sottostanti. 

Questo nuovo record pone mille interrogativi sull’effettiva necessità di ricorrere a torri con altezze simili dati i tanti problemi che si generano, non solo in fase di realizzazione, ma successivamente, per la gestione, la manutenzione, la sicurezza delle persone.

E’ una sfida che l’uomo ha accettato e che porterà avanti in futuro.

     Ing. Mario Mancini
 
 

 

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