INDIVENIRE

INDIVENIRE
martedì 18 ottobre ore 18:00
Centro Culturale Altinate / San Gaetano, Padova

La ricerca fotografica di Alberto Andrian si arricchisce di un nuovo capitolo, una mostra che raccoglie una trentina di scatti della città di Padova, in quei luoghi dove il paesaggio urbano si sta trasformando.

Si tratta di aree dismesse in attesa di una nuova destinazione, di aree dove i cantieri che arricchiranno la città di nuovi edifici sono nel pieno dell’attività, e di altre aree ancora per le quali gli iter progettuali sono già terminati, e che attendono solo l’avvio dei lavori.

E’ la vita dello spazio urbano, che sia esso inteso come città storica o come città diffusa così come la conosciamo nella nostra regione. Un’immagine risultato di una lunga scrittura che si svolge nel tempo, divisa nelle fasi di costruzione, demolizione, e poi ancora costruzione. Una lenta opera di stratificazione che si addensa attorno a luoghi di pregio, che ne trasforma alcuni, e che ne lascia altri ancora abbandonati, magari temporaneamente, al loro destino.

E’ un tema che tocca da vicino la professione dell’architetto: la trasformazione urbana si intreccia con la necessità delle amministrazioni di lanciare delle operazioni di rigenerazione urbana, in grado di infondere nuova linfa nei rami secchi del tessuto cittadino, soprattutto nei confronti di quelle aree che, nel tempo, si sono degradate. Si tratta di processi di mutamento che vedono il lavoro congiunto del settore pubblico e di quello privato, in una fusione tra gestione amministrativa pubblica e progettualità privata.

La ricerca fotografica esposta nella mostra Indivenire intercetta alcuni momenti di sospensione di vita cittadina, rilevando degli istanti appartenenti al flusso del divenire. Soggetto ne è il fluire del tempo, che genera un mutamento discreto e quasi impercettibile, comunque inesorabile: ogni immagine rappresenta un evento passato, che permane vivente attraverso le tracce impresse sulle cose.

La sua fotografia mette soprattutto in evidenza la particolarità dei dettagli, spingendo la nostra attenzione verso singoli elementi. Non costruisce ritratti pittoreschi, e nemmeno sempre visioni nelle quali identifichiamo edifici o spazi aperti; piuttosto concentra l’attenzione verso punti dai quali percepiamo la presenza passata dell’uomo, la sedimentazione di momenti, più o meno lunghi, del suo passaggio. Ci forza a concentrare l’attenzione verso la specificità del luogo, dato che attraverso la presenza dell’uomo noi identifichiamo la ricchezza di relazioni del luogo, anche se ora abbandonato. Non ci parla del degrado come mezzo per suscitare emozioni patetiche, emozioni legate al senso di abbandono o ad una facile malinconia stimolata dal vuoto; ci parla piuttosto di emozioni legate al senso della vita che è transitata in quel luogo e che vi si è sviluppata, e che in alcuni casi vive ancora nel momento dello scatto delle foto.

Si tratta di una sorta di fotografia faticosa: la lettura che ne facciamo non si esaurisce nel momento dell’osservazione (una fiammata di emozione istantanea che, terminata, lascia un desiderio insoddisfatto), assomigliando più a un pretesto per far germinare un percorso di riflessione, lungo e laborioso, sulla condizione della città, o del paesaggio, contemporaneo.

Alberto Andrian (1973) è architetto e fotografo professionista di architettura. Il suo lavoro di ricerca, iniziato con l’esplorazione di interni residenziali, si è poi allargato progressivamente agli edifici e ai contesti cittadini, per approdare infine al territorio nella sua complessità.

Laureatosi con Raffaello Scatasta con una tesi sull’abitare e sulla comunicazione, ha operato sul campo con diversi maestri fotografi, tra i quali Gabriele Basilico e Guido Guidi. Lo scambio professionale con queste figure ha contribuito alla formazione del suo metro di valutazione etica del paesaggio contemporaneo. Quest’ultimo è infatti il soggetto principale dei suoi progetti fotografici, che si articolano indagando lo sviluppo urbanistico, la caoticità informale e la complessità formale sottese all’aspetto del territorio come ci appare.

Alla ricerca associa l’attività didattica, come docente presso l’università di Padova (corso di Storia e tecnica della fotografia).

Esiti del suo lavoro sono stati pubblicati in riviste (Anfione ZetoIl Giornale dell’ArchitetturaMonitor DesignTechniques et Architecture), oltre che in numerose monografie.

Ha esposto inoltre in mostre collettive e personali a Fontanellato (Rocca San Vitale, 2006), Roma (Galleria Gallerati, 2006), Rubiera (Linea di Confine, 2007), Treviso (Spazio Paraggi, 2010), Venezia (progetto FromLidoTo, ottobre 2010), Strasburgo (Archifoto, 2010) e Mulhouse (Les Journées de l’architecture, ottobre 2011).

 

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