Vecchio ordinamento, decadenza studenti universitari: il Consiglio di Stato boccia il Rettore

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Vittoria per gli studenti dell’Università di Cagliari. Il problema anche a Palermo, e in Molise.

Sospiro di sollievo per i ragazzi dell’Ateneo sardo colpiti da una mozione approvata dal Senato Accademico, durante il 2010. Migliaia di carriere, frutto di sacrifici e anni di lavoro, erano state messe a rischio dalle decisioni del Rettore, insoddisfatto dal taglio dei fondi operato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, quanto agli studenti fuori corso.

Fra costoro anche gli studenti dell’ordinamento previgente la sciagurata “riforma Zecchino-Berlinguer”  (per intenderci quella del D.P.R. 328/01), già colpiti dalla problematica relativa all’esame di abilitazione all’esercizio della professione e iscrizione all’Albo professionale. A seguito di una delibera di Senato Accademico, era stato approvato un regolamento sulla decadenza degli studenti fuori corso, ovvero un regolamento riguardante le carriere amministrative,  per quanto di competenza dal Consiglio di amministrazione e dal Senato accademico dell’università di Cagliari;

Gli articoli 37 e 57, che recano norme sulla decadenza dallo status di studente, prevedevano diverse modalità per cui incorrere nella decadenza, «senza necessità di comunicazione preventiva da parte dell’Ateneo e con conseguente impossibilità di rinnovare l’iscrizione».  Negli articoli 37 e 57 del succitato regolamento, veniva introdotta la norma della decadenza dagli studi per gli studenti fuori corso e/o morosi, per gli studenti iscritti negli ordinamenti precedenti al decreto ministeriale  n. 509 del 1999 che «non avessero concluso gli studi entro e non oltre il 30 aprile 2012» (articolo 37) e per gli studenti già iscritti nell’ordinamento ex decreto ministeriale n. 509 del 1999 o decreto ministeriale n. 270 del 2004  che «non avessero conseguito il titolo entro un numero di anni pari al massimo al triplo della durata normale del corso» (articolo 57);
Tutto questo era inaccettabile, soprattutto per coloro che si ritrovavano a subire un regolamento che di fatto non avevano potuto rispettare, vale a dire gli studenti del vecchio ordinamento. Di fatto si andavano ad imporre delle regole, approvate successivamente alla loro iscrizione.

Tutti costoro sarebbero insomma decaduti, senza tenere conto del lavoro svolto fino ad allora. La norma andava a colpire anche gli studenti del 3 + 2.
Immediate sono state le reazioni dei ragazzi, e da subito è stata presentata da parte del PDL, un’interrogazione parlamentare al MIUR  per sollecitare l’attenzione del precedente Governo, sul problema che si stava verificando. Nel frattempo le proteste sono continuate e i ragazzi tra lezioni, esami, disservizi e numerose difficoltà, si sono visti costretti a presentare ricorso al TAR. Purtroppo l’azione si è tradotta in una sconfitta. Questo però non è bastato per  fermare la protesta di chi proprio non poteva accettare di vedere la propria carriera sacrificata sulla base di interessi economici.
Gli sforzi sono stati premiati con una sentenza del Consiglio di Stato, che ha annullato la precedente pronuncia del TAR e stabilito chenon si possa prescindere dal consenso studentesco. Si legge nella sentenza: “Gli appellanti censurano la sentenza di primo grado che ha ritenuto legittimo un tale sistema decadenziale, riproponendo in  via principale il rilievo della mancanza di una copertura normativa di rango primario a supporto della determinazione regolamentare assunta dall’Università di Cagliari, ed anzi in presenza di una disposizione regolamentare di carattere generale applicabile per l’insieme delle università italiane (art. 13 del d.m. n. 270 del 2004) che attribuisce agli studenti già iscritti ai corsi del vecchio ordinamento un vero e proprio diritto soggettivo a concludere gli studi e ad ottenere i relativi titoli secondo gli ordinamenti  previgenti. Al Rettore la notizia è stata comunicata mediante un biglietto con su scritto: “Rettore, sei stato bocciato“. Brutta avventura per i ragazzi di Cagliari, tempo e soldi sottratti al lavoro e alle famiglie.
Il peggio è passato, ma chi vigilerà affinchè si possano evitare ulteriori soprusi e prevaricazioni ?

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