Il recupero dei grandi complessi architettonici e urbani del Novecento

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Al via al Politecnico di Bari un ciclo di incontri sull’urbanistica e l’architettura della città. Il primo si è svolto ieri alla presenza del prorettore prof. Nicola Martinelli e dell’assessore all’Urbanistica Elio Sannicandro. Ospite d’eccezione l’architetto Mario Cucinella. Tema dell’incontro il recupero di grandi complessi architettonici e urbani del Novecento fra cui, caserme, aree industriali e manifatturiere, mercati. “Questo patrimonio costituisce oggi un’importante possibilità nel territorio” – dice Martinelli – “vale a dire recuperare l’esistente senza dover conquistare nuovi spazi”.

Il tema del recupero e della conversione degli edifici esistenti è quanto mai attuale, dato che in esso si inseriscono diverse discipline che spaziano dal risparmio energetico, alla sostenibilità dell’edificio, un tema quest’ultimo largamente discusso ma mai messo in pratica. Si tratta di un settore in cui si può fare molto, soprattutto progettando gli edifici in modo consapevole e sfruttando le fonti rinnovabili.


Questo incontro è il primo di una serie di temi che riguardano la città, che attraversa un momento di (ri)-pianificazione per quanto riguarda gli strumenti urbanistici. Ricordiamo l’approvazione del Regolamento Edilizio e del Documento Programmatico Preliminare.” – ha detto Elio Sannicandro – “Tutti segnali di una grande tensione verso l’innovazione all’approccio dello sviluppo della città in chiave sostenibile. Ci sono stati quasi due anni di di discussioni su temi complessi, ora è necessario che il dibattito sia allargato ai cittadini e ai giovani studenti. Per questo”– ribadisce l’assessore – “è importante il rapporto con il Politecnico. Si è pensato di ospitare personalità del mondo della cultura, per vedere come nelle altre città ci si è comportati in relazione al tema delle aree dismesse”.

Cucinella ha presentato alcuni progetti relativi a riconversioni di architetture del Novecento, fra cui una caserma ad Aosta e la Manifattura Tabacchi a Napoli, oltre a numerosi esempi di progettazione a basso consumo energetico, ricordando come il tema fondamentale in futuro sarà quello del recupero della città.

Trenta anni fa, avevamo dei problemi di natura ambientale molto diversi”– esordisce l’architetto – “oggi si devono cambiare le modalità di progettazione. Se modificassimo alcuni parametri in funzione del petrolio, vedremmo cambiare la geografia del mondo e l’Italia diventare enorme”– prosegue Cucinella, mostrando un planisfero deformato dall’introduzione dei nuovi parametri – “Il nostro paese dipende dal petrolio e la metà dell’energia prodotta è utilizzata dagli edifici. Cambiando ancora la mappa dal punto di vista ecologico, vediamo come divengano più grandi i paesi in via di sviluppo. Questo aiuta a capire che, quando parliamo del tema dell’energia, parliamo di consumi. Recuperare delle aree già strutturate è una grande idea, perchè non dobbiamo conquistare nulla di nuovo, ma utilizzare ciò che esiste già“.

Il vero grande risparmio si ha attraverso il progetto architettonico e il suo involucro. L’impostazione di un edificio può diventare una chiave di successo, riuscendo a ridurre di molto i consumi energetici. Nel progetto della nuova sede dell’ARPA a Ferrara, ad esempio, è stato previsto un tetto molto alto, dotato di camini che fungono da moderatori climatici. L’aria viene espulsa, richiamandone altra dalle parti basse dell’edificio e conseguendo una riduzione del 43% dell’energia richiesta.

La forma quindi può avere un’importanza strategica nell’economia dell’immobile. In un edificio a sud di Shangai l’intento era quello di utilizzare le fonti rinnovabili, tuttavia l’edificio non ha alcun pannello fotovoltaico, ma è una combinazione di strategie. Un Campus universitario finanziato da ditte inglesi, accoglie oggi oltre ventiduemila studenti e prevede la combinazione di diverse tecnologie, sfruttando anche i principi della geotermia. Questo ha fatto sì che l’edificio fosse talmente confortevole, da essere ricercato come luogo di studio. In Ghana invece un altro edificio nasce da considerazioni semplici. L’involucro esterno è costituito da rombi che nascono da una cultura pittorica e naturale.

“L’edificio è impreciso” – racconta Cucinella – “perchè siamo in un paese con delle maestranze già imprecise e questo sembra risolvere il problema. In realtà gli sbalzi creano un gioco di ombre e la temperatura è costante. Anche gli ingegneri concordano con il fatto che non ci siano ponti termici. La progettazione è comunque complessa e si assiste ad una compenetrazione tra la parte scientifica e quella architettonica, ma molto importante è la difesa della diversità delle culture”. Del resto lo stesso Le Courbousier affermava che l’architettura fosse una combinazione difficile e Alvar Aalto non è stato da meno, quando presentandosi completamente ubriaco ad una conferenza, prima di accasciarsi al suolo disse: “L’architettura è una cosa difficile“.

Recupero delle architetture esistenti e buona progettazione, la ricetta giusta per città migliori e a misura d’uomo. Una buona pratica da mettere in atto anche a Bari.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito di un protocollo di intesa tra Politecnico e Comune di Bari, siglato di recente. All’incontro erano presenti anche Ettore Chiurazzi del Club imprese per la Cultura-Confindustria Bari e BAT e Roberto Casiraghi Manager di eventi culturali e artistici.

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