Conservare il futuro Il pensiero della sostenibilità in architettura

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Il tema della sostenibilità ambientale è quanto mai attuale. La terra non ci appartiene – dice Ruskin – l’abbiamo solo ricevuta in possesso è degli abitanti del passato e di quelli del futuro, e noi possiamo solo salvaguardarla in modo da consegnarla alle generazioni successive a cui spetterà il compito di averne cura.

Di qui il titolo del libro, Conservare il futuro scritto da Benno Albrecht (edizioni Il Poligrafo), che tratta del pensiero della sostenibilità in architettura e dell’importanza della salvaguardia fisica dell’ambiente della collettività. Il tema del socialismo utopico affrontato forse in modo un po’ troppo superficiale attraverso la storia dell’architettura, trova nel testo un maggiore approfondimento nel pensiero dei suoi principali fautori: Charles Fourier e Robert Owen.

Albrecht esamina diversi momenti storici che vanno dalla rivoluzione industriale alla nascita della città, fino alla sua progressiva distruzione in nome di un ritorno alla natura incontaminata. Una wilderness che non manca di permeare di sè i campi dell’esistenza umana. Il volume è diviso in tre capitoli, ciascuno dei quali affronta in modo diverso l’argomento della sostenibilità in architettura e l’importanza delle ripercussioni dell’utilizzo del territorio sul paesaggio naturale.

Il primo capitolo è dedicato all’epoca del vapore e al pensiero di Breffon e Condorcet. Esso affronta il cambiamento avutosi a seguito della rivoluzione industriale, che porta all’utilizzo di nuove risorse e al mutamento delle condizioni energetiche di una società. La nuova città incute timore e affascina nello stesso tempo. Si conducono degli esperimenti su come utilizzare l’energia del sole e cambia radicalmente il modo di rapportarsi con il mondo naturale. Nello stesso tempo l’ambiente assurge ad un nuovo ruolo, diviene importante per tutte le manifestazioni della vita. L’uomo modifica l’ambiente e ne condiziona l’uso e le funzioni, influenza il clima e può adattarlo alle proprie esigenze. Iniziano le prime indagini sui cambiamenti climatici e matura il concetto di ecologia. La possibilità che ha l’uomo di modificare la realtà che lo circonda possono avere delle conseguenze sia negative che positive: Jena Baptiste Lamarck sottolinea che quanto più l’uomo si allontana dalla natura, tanto più compromette la sua tranquillità, la sua salute, la sua libertà e felicità. L’uso delle risorse comporta delle dinamiche fisiche, dei processi economici, che le riguardano. Nasce così il concetto di sostenibilità, la Nachhaltigkeit anticipata da Haus Carl von Carlowitz nel suo libro Sylvicoltura Oeconomica del 1713. Il tentativo, a partire dalla rivoluzione industriale, è quello di cercare in tutti i modi di riconciliare i ritmi della terra, si apre così il dibattito sull’uso consapevole delle nuove risorse. Nello stesso tempo matura l’idea della valorizzazione e conservazione della natura e dell’ambiente nei suoi molteplici aspetti.

Il secondo capitolo riguarda l’utopia energetica di Jhon Adelphus Etzler e tratta dei trascendentalisti americani. Il socialismo utopico evolve, diventa scienza e la critica mossa alla città industriale prevede come soluzione un’urbanizzazione diffusa a bassa densità, che preveda la costruzione di edifici destinati alla collettività. L’intento è quello di realizzare un nuovo giardino dell’Eden, ma a questa idea se ne contrappone un’altra che intravede nell’utopia energetica una risposta alle soluzioni etiche e sociali propugnate da altri pensatori. L’utopia energetica sostiene che comprendendo la natura e le sue leggi, gli uomini possano rendere la terra un luogo senza veleni. Etzler, uno dei fautori di questo pensiero, precognizza l’uso delle energie rinnovabili per creare una nuova società basata sull’uso illimitato delle risorse. Progetta macchine fantastiche e complicate, ma del tutto inutili. Nel suo pensiero ipotizza l’attuale sistemazione degli edifici moderni, immaginandone anche la distribuzione impiantistica. Thoreau invece comprende che l‘intera essenza dell’uomo e il suo ambiente naturale e sociale funzionano organicamente insieme. Significativo il pensiero di Horatio Greenough del 1833 che propugna una disposizione scientifica di spazi e forma, adatti alla funzione e al luogo, nell’ottica di un funzionalismo organico in cui la bellezza dipende dalla necessità. Greenough afferma un nuovo relativismo estetico, che riguarda il rapporto tra forma e funzione. Egli risente dell’influenza dell’educazione italiana che suggerisce di strutturare gli edifici al pari di organismi animali nell’ottica dell’imitazione della natura per raggiungere la bellezza.

Il terzo capitolo del volume è dedicato al pensiero di John Ruskin e di Marcus Marsh e affronta il tema  delle future generazioni e della responsabilità verso di esse. L’architettura fa parte della civiltà sostiene Morris, essa rappresenta l’insieme delle modifiche che si operano sulla superficie terrestre in vista delle necessità dell’uomo. Pensare all’architettuta come garante della cura per il mondo, per poterlo tramandare alle generazioni successive, è una concezione allargata degli ambiti d’azione della disciplina e rappresenta il tema fondante l’architettura per la sostenibilità. Secondo Morris ciascuno di noi deve sorvegliare e custidire il paesaggio terrestre per evitare di tramandare ai nostri figli un tesoro minore di quello lasciatoci dai nostri padri.

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Negli ultimi anni il tema della sostenibilità ha occupato un ruolo sempre più essenziale nel dibattito sull’architettura e non solo: qual è in definitiva il retroterra culturale di quel “pensiero progettuale” della sostenibilità che ha portato alle innovazioni tecniche di oggi?

In queste pagine, che si rivolgono a un pubblico interessato ai problemi della sostenibilità e alle trasformazioni del territorio (studiosi, studenti, professionisti), Benno Albrecht analizza un grande tema dell’architettura – il risparmio, l’uso saggio e consapevole delle risorse, la loro equa distribuzione, l’agire nei limiti imposti dall’ambiente – con un approccio innovativo, che si snoda per episodi in sequenza temporale, tra personaggi ed esiti spesso poco noti, e attraversa alcune tappe rilevanti di un pensiero carsico, sotterraneo, che affiora specialmente nei momenti di crisi, quando l’architettura è costretta a misurarsi con la scarsità delle risorse. Non un libro di storia dunque, ma un libro di progettazione. Un itinerario che ha abbracciato una larga molteplicità di esperienze di naturalisti e intellettuali delle più diverse discipline, incrociando prassi e teorie, senza mai cristallizzarsi in un’unica scuola di pensiero riconosciuta. Il percorso dell’autore attraversa così in diversi capitoli questa idea, dalle teorie di Buffon e da quelle fisiocratiche, al sogno tecnico di Etzler e alla critica di Thoreau, da Ruskin a Marsh, con l’emergere progressivo di una nuova “coscienza ambientale”. Sospeso tra cambiamento e tradizione, globale e locale, il tema della sostenibilità interroga radicalmente il nostro futuro e la relazione uomo/ambiente in tutta la loro complessità.

Il Poligrafo, Padova, 2012
pp. 256, ill.
euro 24,00
isbn 978-88-7115-768-9

Benno Albrecht
Conservare il futuro
Il pensiero della sostenibilità in architettura

BENNO ALBRECHT è architetto e professore di Composizione architettonica e urbana all’Università Iuav di Venezia. Si occupa di ricerche sul disegno urbano sostenibile ed è specializzato nella progettazione architettonica e urbana sostenibile. I suoi progetti sono illustrati in riviste italiane e internazionali. Tra le sue pubblicazioni: I confini del paesaggio umano (con L. Benevolo, Laterza, Roma-Bari 1994); La città delle piazze. La sistemazione complessiva di Roma dal 1676 al 1748 (in Metamorfosi delle città, Scheiwiller, Milano 1995); Le origini dell’architettura (con L. Benevolo, Laterza, Roma-Bari 2002).

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