DENSITA’ IN_MATERIALI

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 a cura di Paolo Marzano

Alla GX Gallery di Denmark Hill 43, a Londra, Daniele Dell’Angelo Custode espone le sue opere dal 01 al 30 Aprile 2013

 Un limpido riflesso d’acciaio, come lampo, sbianca lo spazio. Rapido e rilucente, il bagliore improvviso illumina e costruisce l’ambito dell’evento espressivo in atto.  Un brillante sfolgorio metallico sonoramente si contorce e, per un attimo, si propaga rischiarando l’ambientazione.

Frenetica e intrepida la lavorazione nella fucina di Daniele Dell’Angelo Custode.

Ad osservarne i veloci ritmi, non si immaginerebbe un meditato processo di trasformazione del freddo metallo, invece appare chiara la procedura affinata, dello spiegamento di forze e utensili capaci di elaborare “… uno dei migliori strumenti di comunicazione che la realtà offre. Duttile e plasmabile, certamente idoneo per comporre linguaggi con cui confrontarsi continuamente” – dice l’artista.

Sottili profili direzionali, come rigidi segni tracciati, strutturano linee di fuga, sostengono volumi e fissano significati. Un creativo, dinamico, criterio di distribuzione delle consistenze materiche, diviene elemento essenziale per lo sviluppo formale della composizione. “Il ferro, lo convinci… ma non del tutto. Le regole sono e rimarranno le sue”- dichiara l’autore.

Daniele Dell’Angelo Custode con meticolosità, compone e dosa forme, ricerca accostamenti, ri-assesta pesi, spessori, distanze. Sollecita la materia provocandone attriti, fisici e visivi. Disloca dilatazioni, contrazioni, urti, lacerazioni, distribuendole su piani irregolari. Poi ustioni e rotture, tagli e martellature, come sequenze di continui scontri in corso e, nel ripiegarsi repentino delle superfici, varia la gamma delle sfumature e dei colori della materia lavorata.

Passa velocemente il pennello/cannello della fiamma ossidrica sulle contorte superfici metalliche. Una sosta, poi un’altra ancora. Si arroventa il solido strato e la materia reagisce d’istinto. Prima s’accende di rosso vivo, e dopo, si affievolisce smorzandosi l’incandescenza. Il fluido magmatico risponde all’azione dell’artista assottigliandosi, con accelerate ossidazioni e raffreddanti annerimenti. Lo sfrigolio scintillante delle saldature si alterna a mirati e frastornanti colpi di martello.

Cresce un’opera.

E’ questa la paziente costruzione del senso; ogni colpo inferto, elenca funzioni e concetti a venire.

Plasmare il ferro, per Daniele Dell’Angelo Custode, è forgiare densità.

Allora ecco realizzarsi la fusione di piastre irregolari, mai adattabili e mai coincidenti. L’artista sovrappone le scabre superfici dove la ruggine e l’ossidazione confermano la realtà di quel tempo che si evolve e diventa testura. E poi, ancora drammi materici, lacerazioni, abrasioni e deformanti torsioni, implosioni e piegature, superfici corrugate trattate come piani, pronte a rivestirsi di elaborate compromissioni luminose e riverberanti inattese tensioni al limite, sia del punto di rottura visiva che dello snervamento percettivo.

L’arte per prima, può riconoscere e assorbire dal mondo, secondo Daniele Dell’Angelo Custode, la sua tragica materica realtà… deteriore.

Per cui appaiono le serie di vibranti squarci e tagli informali inferti, oppure le sequenze progressive di ossidazioni secondo venature, quasi marmoree. Trascrive fitti e labirintici segni continui, sia su piastre arrugginite sia su lamiere contorte e sia su sottili tubolari. Graffi come testi, forse ispirati da messaggi rinvenuti, appartenenti ad antiche civiltà (o a quella prossima ?). Incisioni che rimangono come solchi in superficie, mentre altri passano oltre, distaccando frammenti metallici, come fossero schegge di tempo, versi di nenie, tatuate sul corpo della terra, mai più recuperabili.

Le origini dell’interessante e complesso modo/metodo artistico nell’approcciare la materia, hanno alla base una ricerca e sono traducibili dalle commistioni grafiche o materiche di un Mathieu, di Burri o di un Capogrossi, ma anche di Wols, Consagra, Hartung, e di quell’arte informale, inclusiva e spazialmente attraversata dalle avanguardie. Il lavoro di Daniele Dell’Angelo Custode segue un’originale strada compositiva e progettuale; è capace di interpretare quel consumo della materia, che corrode gli elementi, e tradurlo in una serie di varianti, ricercandone contemporaneamente le rinnovate, essenziali e colte espressività.

Daniele Dell’Angelo Custode 01 al 30 Aprile 2013,  GX Gallery, Denmark Hill 43, Londra.

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Daniele Dell’Angelo Custode – DENSITY IN_MATERIALS

critical by Paolo Marzano

 A clear reflection of steel, such as lightning; is whitening the space. Quick and sudden a bright glow illuminates the scope of the event and builds expressive acts. A brilliant metallic blaze, loudly and contorts, for a moment, spreads and propagates while risking settling.

Frenetic and fearless processing in the forge of Daniele Dell’Angelo Custode. To observe the fast pace, no one would imagine a conscious process of transformation of the cold metal, but rather there is a clear refined procedure, the deployment of forces and tools capable of processing “… one of the best communication tools that reality offers. Ductile and malleable certainly suitable for composing languages with which to compare the time, “says the artist.

Thin directional profiles like drawn rigid signs, which structure ways of escape, they support volumes and attach meanings. A creative, likewise dynamic criterion for the distribution of amounts of matter, it becomes essential for the development of formal composition. “The iron convinces … but not quite. The rules are and will remain his” so says the author.

Daniele Dell’Angelo Custode meticulously composes and doses forms, researches approaches, re-settles weights, thicknesses and distances. Urges the materials, causing friction, physical and visual. Displaces expansions, contractions, shock, and lacerations, distributing it on irregular levels. Then burns, breaks, cuts and hammering, as sequences of continuous clashes in progress and, in the re-molding of its surfaces, varies the range of shades and colors of the subject worked.

He passes the brush/torch quickly the flames of the blow torch on the twisted metal surfaces. A pause, then another. It bakes the solid layer and the substance will react instinctively. Was kindled bright red, and after, the glow fades dying. The magmatic fluid ‘answers’ to the action by thinning, with accelerated oxidation and cool blackening. The sparkling sizzle of the welding, alternating with targeted and thunderous hammer blows.

A Work is born.

This is the patient building of  meaning; every blow, lists functions and concepts to come.

Shaping the iron for Daniele Dell’Angelo Custode is like forging density.

So here begins the fusion of random mat, ever adaptable and never coincides. The artist superimposes rough surfaces where rust and oxidation confirm the reality of that time evolving and becoming texture. Then, still material dramas, lacerations, abrasions and deforming Implosions, twists and bends, corrugated surfaces treated as floors, ready to put on elaborate compromises bright and reverberant unexpected tensions at the limit, both at the breaking point of the yield and by visual perception.

Firstly, art can recognise and absorb the world, according to Daniel Dell’Angelo Custode, his tragic reality … inferior material.

To which appear a vibrant series of cuts and gashes informal inflicted, or progressive oxidation sequences of the second grain, almost marble. Transcribes dense and labyrinthine continuing signs, both of rusty plates on both twisted metal and of thin tubes. Scratches such as text, perhaps inspired by messages found, belonging to ancient civilisations (or the next ?). Engravings that remain as grooves on the surface, while others pass over, detaching metal fragments, as if they were splinters of time, the verses of lullabies, tattooed on the body of the earth, never recovered.

The origins of the interesting and complex way/artistic method, in approaching the subject, have at the base a search and are translatable by commingling graphic or subjects of a Mathieu, Burri or a Capogrossi, but also of Wols, Consagra, Hartung and the art of informal, inclusive and spatially crossed by the avant-garde. The work of Daniel Dell’Angelo Custode follows an original way of composition and design, is able to interpret that consumption of raw material, which corrode the elements, and translate it into a number of variants, seeking at the same time renewed, and educated essential expression.

 

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