Lectio magistralis di Toyo Ito

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Giovedi 25 settembre 2014 l’architetto giapponese, vincitore nel 2013 del Premio Pritzker, terrà una conferenza in occasione del Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno.

© Toyo Ito & Associates, Architects.

© Toyo Ito & Associates, Architects.

Toyo Ito è uno degli esponenti di quella scuola di pensiero critico che lo ha visto,  seguace di Kazuo Shinohara, rivolgersi verso un estetismo high tech subendo da una parte l’influenza di Arata Isozaki, dall’altra l’incidenza di alcuni esponenti della New Wave giapponese che hanno sperato di raggiungere, come scrive Kenneth Frampton: “un rapporto significativo tra l’edificio specifico e il tessuto urbano nel suo insieme“. Particolarmente apprezzato per la creazione ed elaborazione di concetti architettonici estremi, architetture definite da lui stesso “non materiali”, in cui l’ossessione della leggerezza e della trasparenza traccia delle insospettabili relazioni tra il mondo fisico e gli aspetti del virtuale, può essere a buon diritto considerato come uno degli esponenti più significativi di quell’indirizzo architettonico che prospetta la nozione contemporanea di città simulata. “Ciò che mi propongo di ottenere con la mia architettura – scrive Ito nel suo Collage and Superficiality in Architecture (1978) – non è un altro oggetto nostalgico, ma piuttosto un certo grado di superficialità espressiva che riveli la natura del vuoto sottostante“.

Ito si è laureato nel 1965 presso la facoltà di architettura dell’Università di Tokyo e, dopo un periodo di collaborazione nello studio Kiyonori Kikutake Architect & Associates dal 1965 al 1969, nel 1971 ha aperto il proprio studio Urban Robot (Urbot), a Tokyo, cambiandone il nome in Toyo Ito & Associates, Architects nel 1979. Titolare di una cattedra presso la Università delle donne di Tokyo è professore emerito presso University of North London oltre che visiting professor presso la Columbia University.

Nel 2013 vince il Premio Pritzker e, in occasione della Biennale di Venezia del 2012, il Leone d’Oro per la realizzazione del padiglione del Giappone. E’ stato insignito, fra gli altri, di numerosi premi di prestigio, tra cui: l’Architecture Institute of Japan Prize, il Japan Art Academy Prize, il Grand Prize of Good Design Award, la Medaglia d’Oro del Royal Institute of British Architects, l’ADI Compasso d’Oro Award, l’Austrian Frederick Kiesler Prize for Architecture and the Arts, la Medalla de Oro from Circulo de Bellas Artes de Madrid e l’Asahi Prize.

Tra le sue opere più significative figurano la “Torre dei Ventia Yokohama, la “Mediatecadi Sendai, la “Torre Mikimoto Ginzaa Tokyo, la “Serpentine Gallery” di Londra, il “Taichung Metropolitan Opera Housea Taiwan, la residenza “White Oa Marbella e il “Berkeley Art Museum/Pacific Film Archivein California. Inoltre, il progetto per i centri di soccorso e accoglienza, Home for All (Minna no Ie), sviluppato successivamente allo tsunami del 2011 insieme ai progettisti giapponesi Kazuyo Sejima, Kengo Kuma, Hiroshi Naito e Riken Yamamoto, è un esempio tangibile della volontà di mettere in discussione il ruolo degli architetti contemporanei, riscrivendo all’architettura il compito di progettare attorno alla figura umana. Il nuovo progetto per i centri di soccorso è incentrato sulla socialità e sulla condivisione con l’intenzione di creare spazi minimi comuni di incontro e ri-aggregazione sociale.

Toyo Ito, lectio magistralis.

Giovedì 25 settembre 2014

Palazzo dei Congressi di BolognaFiere,  ore 11.00.

http://www.toyo-ito.co.jp/

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