Arnaldo Pomodoro, forme e segni tra residenze storiche e fortezze imperiali del Meridione

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In mostra a Bari, Andria e Trani fino al 30 novembre 2014 le opere dello scultore autore delle Derive specchianti e della Lettera a K

Scrive Arnaldo Pomodoro che <<l’ideale per uno scultore è ambientare le proprie opere all’aperto, tra la gente, le cose, le vie di tutti i giorni. La scultura diventa così il modo di mutare il senso di una piazza, di un ambiente e di inventare uno spazio per la dimensione urbana>>.

In questa direzione sembra orientarsi la mostra “Arnaldo Pomodoro nei Castelli di Federico II” inaugurata lo scorso 8 luglio nel Castello Normanno Svevo di Bari e successivamente nei Castelli di Andria e di Trani. L’intento è di far interagire le opere del maestro montefeltrese (in realtà originario della Puglia) con alcune architetture risalenti al periodo federiciano, ricercando, come scrive Maria Carolina Nardella, direttrice regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia, <<un raccordo fra passato, presente e futuro attraverso la seducente lucentezza e l’ambigua asprezza delle sue fondamentali opere>>.

La mostra si articola in tre sedi d’eccezione: Castel del Monte, riconosciuto dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, il Castello Normanno Svevo di Bari e il Castello di Trani. Lo scopo di valorizzare i luoghi della cultura statali nell’ottica della formazione di un’identità civica e individuale, “cercando di avvicinare ad un dialogo fra luogo della storia e arte contemporanea“.

L’idea nasce a partire da una convenzione pubblico-privata per la valorizzazione dei siti monumentali allorché, nel gennaio 2014, è iniziato un rapporto di collaborazione tra la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, la società “Nova Puglia” e il Cigno GG Edizioni. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia ha pensato di creare un itinerario nel circuito dei tre Castelli pugliesi di età federiciana. Ma è stato soprattutto per volontà dell’ex soprintendente di Bari, l’architetto Salvatore Buonomo (ora soprintendente a Caserta), che il Castello Normanno Svevo è stato inserito in questo solco, nel rapporto che si è cercato di stabilire tra segno del passato e futuro tecnologico, tra le opere di Pomodoro e le architetture medievali.

Spesso dimenticato nei circuiti turistico-culturali, relegato al ruolo di contenitore di discutibili mostre di arte contemporanea che ne hanno opacizzato il carattere identitario, il Castello Normanno Svevo ospita oggi un’importante Gipsoteca che raccoglie calchi dei più importanti monumenti pugliesi realizzati a partire dal 1899 per una serie di esposizioni, ed è sede della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici e Storici della Puglia. In questa cornice straordinaria, Arnaldo Pomodoro e la curatrice Lea Mattarella hanno pensato all’inserimento di tre opere da collocare nell’atrio e nella corte dell’edificio, ricercando un nesso storico tra il capitello duecentesco con teste di guerrieri (visibile nel vestibolo federiciano) e il regno dei Normanni, dell’Imperatore svevo e della Regina Bona Sforza. Le opere intitolate “Scudi” e “Rive dei mari“, che si trovano nell’atrio, sono descritte come degli oggetti in cui “si siano depositate sia le suggestioni dell’osso di seppia, con la sua straordinaria valenza elementare e pura, sia l’immaginario che ci viene dato dalla superficie del mare, dal suo moto (…)”, mentre gli “Scettri“, collocati nella corte, sono “le antenne del futuro e nello stesso tempo le maschere tribali che risorgono da una selva oscura“.

Più complessa e densa di suggestioni l’operazione compiuta in Castel del Monte, da sempre al centro dell’attenzione delle più disparate teorie interpretative, al punto da dare vita ad un vivace contraddittorio tra studiosi dell’Università di Bari e ricercatori del Politecnico, conclusosi con la pubblicazione di un Manuale storico di sopravvivenza studiato appositamente contro le deformazioni dell’immaginario diffuso. Fortunatamente la relazione che si cerca in questo caso è di natura geometrica, inscritta nell’analogia fra la rivelazione della forma e un “dialogo tra contenitore e contenuto“, possibile via di incontro fra forma d’arte e luogo inteso nella sua storicità. La “Sfera“, simbolo per eccellenza della poetica di Pomodoro, è un elemento che dialoga con tutto ciò che la circonda mediante una superficie specchiante che riflette gli opposti. “Le sfere – dichiara Pomodoro – sono forme perfette e magiche, che io spacco allo scopo di rintracciare e infine scoprire i fenomeni interni che contengono, misteriosi e vivi, mostruosi e puri“. Elementi segnici, rivelatori di un mondo interiore altrimenti sconosciuto. D’altra parte, scrive la curatrice Lea Mattarelli: “Devi, per afferrare la verità di questi universi, attraversarne anche il crollo, la rottura, la deflagrazione, la verifica di una vulnerabilità che, tuttavia, non nega mai il carattere monumentale della visione“.

Esattamente come avviene in un edificio storico che attraversa il tempo con i suoi mutamenti e sensibili scostamenti di senso e di segno, formazioni lente che pur ne mantengono intatta la natura originaria.

Sintesi di una correlazione narrativa è invece il collegamento tra le “Porte” e il Castello di Trani, che schiudono simbolicamente la materia ma anche l’accesso all’Adriatico meridionale, e “l’Obelisco per Cleopatra“, collocato sul piazzale antistante, mediante il quale si tenta di unire visivamente le torri settentrionali dell’edificio e il campanile della Cattedrale. Pomodoro pone a base di tutto il suo lavoro proprio la relazione dell’opera con lo spazio in cui è collocata senza dimenticare mai la propria vocazione di scenografo. “Scudi” deriva, infatti, dai costumi per il coro che Pomodoro ha creato per l’Alceste di Gluck. Egli ritiene però che nel teatro ci debba essere sempre visionarietà, quella stessa che non si ritrova nel rigore impegnato di una scultura. Tutto il lavoro di Pomodoro – prosegue la curatrice – è basato sull’interferenza, la collisione tra un elemento e il suo contrario, nella convivenza di opposti chiamati a ricostituire una nuova armonia. (…) E’ un po’ come se fosse andato a rompere il guscio dell’uovo della pala di Brera di Piero della Francesca. Sono universi di cui si coglie la segretezza senza negarne il carattere monumentale della visione”.

In una lettera, giunta la mattina dell’inaugurazione a sostituirne l’involontaria assenza, Pomodoro ha scritto che: “La massima aspirazione per uno scultore è ambientare le proprie opere in un confronto con il tessuto urbano e con il paesaggio. Sono estremamente felice – ha concluso il Maestro montefeltrese– che alcune tra le mie opere più importanti si trovino oggi a dialogare con questi straordinari luoghi carichi di storia, nella suggestiva cornice medievale dei Castelli di Federico II“.

Caterina Rinaldo

© Caterina Rinaldo 2014 – Riproduzione riservata.

Arnaldo Pomodoro nei Castelli di Federico II

a cura di Lea Mattarella

Castello Normanno Svevo di Bari

9 luglio | 30 novembre 2014, orari 8.30/19.30

info Nova Apulia 080.5213704 – castellodibari( AT) beniculturali.it

 Castel del Monte, Andria

9 luglio | 30 novembre 2014, orari 10.15/19.45

info 0883 569997 – casteldelmonte (AT) beniculturali.it

Castello Svevo di Trani

9 luglio | 30 novembre 2014, orari 8.30/19.30

info 080 5286239 – sbap-ba.castelloditrani (AT) beniculturali.it

 

 

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