Singularis in singulis. Duodecim columnae vitinae e marmore nella basilica di San Pietro in Vaticano

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All’interno della basilica pietrana a Roma sono oggi conservate, come in un prezioso scrigno, undici colonne tortili di età romana. La più celebre del gruppo, quella conosciuta come colonna santa, è riposta nel nuovo Museo storico-artistico di San Pietro, altre due sono collocate all’interno della composizione scultorea dell’altare di San Francesco, nella Cappella del Santissimo Sacramento; le altre otto hanno trovato posto all’interno delle Logge delle Reliquie dei Santi ricavate entro i piloni della cupola che sovrasta il celebre baldacchino berniniano.

La notorietà di questi elementi architettonici sin dall’antichità è legata sia alla singolarità e alla riconoscibilità della loro forma, che si sviluppa intorno ad un asse elicoidale ed è arricchita da una elaborata decorazione vegetale e animale probabile derivazione bacchica, sia alla diffusione della legenda secondo cui le colonne proverrebbero direttamente dal mitico Tempio eretto dal re Salomone a Gerusalemme per volontà divina.

Pur destando, per questi motivi, una notevole attenzione le colonne tortili non sono state, se non recentemente, oggetto di studi sistematici e approfonditi. Non esiste infatti un’adeguata letteratura scientifica fino al saggio del 1952 dello studioso e archeologo Ward Perkins il quale, potendo finalmente confrontare le fonti documentali con i risultati degli scavi archeologici condotti a partire dal 1939 sotto il livello dell’attuale pavimentazione di San Pietro, riesce a ricostruire gran parte delle vicende legate a questi straordinari elementi architettonici.

Perkins giunge quindi a fare chiarezza su alcuni punti fino ad allora oscuri delle vicende che riguardano le colonne tortili confermando l’ipotesi, a lungo sostenuta da A. Gnirs, secondo cui la scena sul retro di un reliquiario d’avorio rinvenuto a Smagher, vicino Pola, fosse una rappresentazione della tomba petriana così come appariva nel V secolo. Tutta la letteratura precedente le esplorazioni archeologiche, da Busiri-Vici a Mazzanti, Mauceri e Sartorio, pur sollevando talvolta tesi interessanti presenta il limite di non poter riscontrare le ipotesi formulate con dati oggettivi. Rimane, dunque, ancora oggi insostituibile l’apporto scientifico del testo di Perkins cui sono comunque seguiti, anche di recente, alcuni saggi che sotto differenti aspetti possono ritenersi di un certo interesse per chi volesse approfondire la questione.

Oggi è quindi finalmente possibile, attraverso un’esaustiva bibliografia, ricostruire gran parte della vicende legate alle colonne tortili di San Pietro, sia in relazione alla loro iniziale collocazione voluta dall’imperatore Costantino, sia rispetto alla genesi della leggendaria provenienza gerosolimitana. Ovviamente la maggior parte delle questioni presentate sarà riconducibile a tesi consolidate e già ampliamente dimostrate. Tuttavia, ritengo ancora di qualche interesse soffermarsi sull’affascinante questione della provenienza su cui, interpolando le fonti documentali relative alle dodici colonne della basilica con quelle di altri elementi assimilabili, ci sarebbe forse ancora qualcosa di interessante da rilevare.

Ma ancora più interessante seppur non definitivo ritengo sia il tentativo esperito con questo studio di ricostruire, con precisione, le vicende legate alle traslazioni e al continuo riutilizzo delle colonne all’interno del cantiere della basilica, a partire dalla precisa ricostruzione degli spostamenti registrati da Tiberio Alfarano, chierico beneficiario di San Pietro e testimone oculare del cantiere della nuova basilica ai tempi di Bramante, fino alla definitiva collocazione prevista dal progetto di Gian Lorenzo Bernini che a partire dal 1628, per volontà di Urbano VIII, prevedeva l’allestimento dei quattro piloni della cupola configurandoli come monumentali altari-reliquiari.

La volontà di conservare il forte valore espressivo di un elemento così singolare in un processo continuo di adattamento liturgico che si svolge, senza soluzione di continuità, dal tempo di Costantino fino a quello del pontefice Urbano VIII rappresenta, in qualche modo, il sismografo di quanto questi elementi siano comunque ritenuti rappresentativi sin dal loro primo posizionamento, nella misura in cui la loro forza espressiva valica le mura della basilica pietriana per invadere l’ambito dell’iconografia del sistema dell’arte in virtù della loro unicità.

A partire dal cartone della guarigione dello storpio operata da san Pietro all’ingresso del tempio di Gerusalemme di Raffaello, vero e proprio riconoscimento filologico di questi elementi, all’affresco della Donazione di Costantino nel palazzo Vaticano, eseguito da Giulio Romano su disegno dello stesso Raffaello, nel quale è raffigurata proprio l’antica Confessione costantiniana circondata da quattro colonne vitinee del tipo di alcune di quelle oggi nelle Logge delle Reliquie e, dunque, del tipo che doveva decorare al tempo di Costantino l’abside, è celebrata l’importanza che le colonne e la loro fama aveva nei primi anni del XV sec., fatto questo che preluderà ad un uso copioso delle stesse negli anni successivi, a partire dallo stesso Giulio Romano a Mantova fino a Bernini che ribadendo la loro forte declaratoria estetica in qualche modo sembra rispecchiare la propria propensione personale verso la ricerca dell’unicità: singularis in singulis, in omnibus unicus.

COLLANA DI ARCHITETTURA diretta da Antonio Labalestra N°00 FORMATO A4 CONSISTENZA 80 PAGINE Copertina in brossura AUTORE: ANTONIO LABALESTRA CONTRIBUTI: Cosimo Damiano Fonseca, Francesco Moschini e Cherubino Gambardella

prezzo: € 20,00

Autore: ANTONIO LABALESTRA

Nasce a Torino. Si laurea in Architettura con una tesi in Storia dell’Architettura e teoria della Progettazione con il prof. Francesco Moschini e il prof. Franco Purini. Dal 2000 svolge attività didattica nei Corsi di Storia dell’Architettura e di Storia dell’Arte Contemporanea presso il Politecnico di Bari. Consegue istituzionalmente il Master Europeo di secondo livello in Storia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Roma Tre e il Perfezionamento in filosofie teoretiche ed estetiche del Novecento presso i dipartimenti di Lingue e Letterature Romanze e Mediterranee e di Italianistica dell’Università Degli Studi di Bari. Dal 2004 collabora con l’Archivio disegni del Fondo Francesco Moschini Archivio A. A. M. Architettura Arte Moderna per le Arti, le Scienze e l’Architettura avendo l’opportunità di guardare, da un osservatorio privilegiato, una serie di mostre dedicate all’architettura e alle arti ed autori del ‘900. Dottore di ricerca in Storia dell’Architettura presso lo IUAV di Venezia è attualmente professore a contratto in storia dell’arte contemporanea presso il Politecnico di Bari. Ha organizzato, coordinato e curato seminari, cicli di lezioni, rassegne cinematografiche, mostre ed eventi espositivi in Italia ed all’estero. All’attività didattica e divulgativa esercitata attraverso interventi ed incontri pubblici, giornate di studio e convegni, associa un’intensa attività editoriale attraverso la pubblicazione di libri, e con interventi su riviste e media specializzati. È autore di saggi, articoli e recensioni dedicati principalmente al rapporto tra arte e architettura e tra storia, teoria e progetto, con pubblicazioni autonome e su riviste italiane di settore, tra queste: “XY dimensioni del disegno”, “Segno”, “L’Industria delle Costruzioni”, “Paesaggio Urbano”, “Disegnare idee immagini” e “Progetti”.

CONTRIBUTI DI: COSIMO DAMIANO FONSECA Il professor Cosimo Damiano Fonseca è nato a Massafra il 21 febbraio 1932. Laureato in Teologia ed in Filosofia, con specializzazioni in Storia e Civiltà del Cristianesimo ed in Paleografia, Diplomatica e Dottrina Archivistica, ha insegnato Storia Medioevale nell’Università Cattolica di Milano, a Bari (Storia Medievale e Storia del Cristianesimo), a Lecce (Storia Medievale) e nell’Università della Basilicata (Storia Medievale, Paleografia Latina e Diplomatica). A Lecce è stato preside della Facoltà di Lettere e Filosofia per nove anni. Ha istituito e diretto dal 1979 al 1983 la Scuola di Specializzazione in Archeologia classica e medievale, la prima a istituita nel Mezzogiorno, organizzando e dirigendo anche la Fototeca della Civiltà Rupestre. Nominato nel 1981 dal Ministro della Pubblica Istruzione membro del Comitato Ordinatore della Facoltà di Lettere e Filosofia della nuova Università della Basilicata, ne diveniva il primo Rettore per il triennio 1981/84, rieletto per i tre trienni successivi. Nel 1991 ha istituito, dirigendola per molti anni, anche la Scuola di Specializzazione in Archeologia classica e medievale con sede a Matera. Ideatore e condirettore dell’Enciclopedia Fridericiana della Treccani, collabora al Dictionnaire d’Histoire et de Géographie ecclésiastique ed al Dizionario Biografico degli Italiani (Fondazione Treccani). E’ membro di numerose Accademie ed Istituti scientifici, tra cui l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere, l’Accademia Pontaniana di Napoli, l’Accademia di Scienze, Lettere e Arti di Palermo. E’ componente di numerose Commissioni dei Ministeri della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, degli Affari Esteri e per i Beni Culturali e Ambientali. Gli interessi di ricerca rivelano una specifica attenzione dedicata all’età sveva con mirate ricerche multidisciplinari nell’Istituto Internazionale di Studi Federiciani del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

FRANCESCO MOSCHINI Nato a Bogliaco sul Garda (BS) nel 1948, si è laureato nel 1975 nella Facoltà di Architettura di Roma. E’ stato professore a contratto nella stessa Facoltà dal 1983 al 1987 e vi ha tenuto dei corsi sui rapporti tra architettura ed arti visive dal ‘500 ad oggi. Attualmente è Professore Ordinario di Storia dell’Architettura presso il Politecnico di Bari, dove insegna Storia dell’Architettura e Storia dell’Arte, nella Facoltà di Ingegneria ed in quella di Architettura. Dal 1993 al 1998 ha tenuto anche il corso di Storia dell’Architettura nella Facoltà di nuova istituzione di Ascoli Piceno. E’ stato nominato Accademico Nazionale di San Luca, di cui è attualmente segretario generale. E’ curatore di alcune collane di architettura tra le quali Città e progetto, Progetto e dettaglio, Architettura e materiali, Esercizi e Quaderni dell’A.A.M. per le edizioni Kappa. E’ inoltre autore dei cataloghi della serie Monografie di architettura per il Centro Di di Firenze. Collabora con alcune autorevoli riviste del settore. Nel 1978 ha fondato un centro di produzione e promozione di iniziative culturali, studi e ricerche denominato A.A.M. ARCHITETTURA ARTE MODERNA di Roma, tuttora attivo, che è ormai tra le istituzioni culturali italiane più impegnate nell’indagine, non solo della cultura del progetto, ma anche dei sottili rapporti che esistono all’interno del sistema delle arti. Ha curato numerose mostre con i relativi cataloghi, in Italia e all’estero, tra le quali si segnalano in particolare quelle al Musèe d’Art Moderne de la Ville di Parigi e quella al Forte Belvedere di Firenze nonché la recente mostra a Poggio a Caiano dedicata alla sua prestigiosa collezione di disegni d’architettura. Nel novembre del 2000 ha avuto un riconoscimento alla propria attività culturale con il Premio INArch. Ciò che caratterizza complessivamente la sua attività secondo un unitario progetto culturale è la costante attenzione ai rapporti tra teoria, storia e progetto sia nell’ambito dell’architettura che, più in generale delle arti visive. Questi termini non vanno però intesi in una accezione metastorica, quali momenti totalizzanti una visione del mondo. La pluralità delle attuali posizioni, all’interno del dibattito disciplinare, pretenderebbe si parlasse piuttosto di teorie, storie e progetti. In questo senso non si intende ricostruire o riproporre un modello umanistico di approccio al reale, ma agire le discontinuità nelle storie, nelle teorie, nei progetti, così come nelle loro reciproche relazioni. Il riferimento a questa atopica triade allude anche in modo più diretto, alla ricerca storica, al costante lavoro sulla storia dell’architettura e dell’arte come momenti a partire dai quali si sviluppa e cresce il progetto contemporaneo.

CHERUBINO GAMBARDELLA (Napoli 1962) architetto, è ordinario di composizione architettonica e urbana presso la Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli della Seconda Università degli Studi di Napoli. E’ autore di diversi libri, saggi e articoli pubblicati su riviste europee. Ha tenuto conferenze in molte Università italiane e straniere, i suoi progetti sono stati esposti in numerose mostre e pubblicati su alcune delle più autorevoli riviste internazionali di architettura. Ha vinto il premio di architettura 39 dell’ Academy of Architecture Art and Sciences di Los Angeles, il premio internazionale Opera prima dell’A.N.D.I.L., il concorso internazionale Europan 5, il concorso nazionale a inviti per la nuova sede dell’Unicef Italia a Roma , il concorso internazionale di idee del Comune di Napoli per la sostituzione dei prefabbricati pesanti per le residenze pubbliche sull’ area di Chiaiano (Napoli), il concorso internazionale Rione Rinascimento Roma. Fa parte del gruppo di progettazione vincitore della medaglia d’oro dell’ architettura italiana alla Triennale di Milano e, nella stessa occasione, ottiene anche una menzione d’onore per il progetto di restauro del cubo d’oro alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Nel 1995 fonda gambardellarchitetti, uno spazio dove alterna la riflessione teorica alla ricerca progettuale. Dal 1997 a gambardellarchitetti si associa Simona Ottieri e, successivamente, lo studio accoglie il contributo di giovani collaboratori che danno vita a gruppi di lavoro su singoli progetti, ricerche o concorsi. Dai temi iniziali dell’architettura ecologica e temporanea gli interessi si spostano sulla residenza e sugli spazi per l’arte oltre che sul rapporto tra edificio e paesaggio. Attualmente gambardellarchitetti, è impegnata nella progettazione di 480 alloggi popolari per il Comune di Napoli, disegna centri commerciali, musei, si occupa di architettura dello spazio interno e di restauro dell’architettura moderna.

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