Omaggio ad Achille e Pier Giacomo Castiglioni

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E’ la metà degli anni Sessanta quando Aurelio Zanotta incontra il genio dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni, e da subito, accompagnato dalla guida sensibile di Michele Provinciali, uno dei padri della grafica italiana e art director di Zanotta di quegli anni, inizia per loro una stagione felice, fatta di sperimentazione e coraggio, di ricerca e provocazione, di metodo e curiosità, e di tanti sorprendenti risultati, ottenuti con la realizzazione e la produzione di alcuni oggetti-capolavoro. Già nel 1969, anni emblematici in cui il mondo intero viene rimesso in discussione dai giovani che propongono un’altra visione delle cose, viene presentato al pubblico il tavolo Leonardo, interpretazione misurata ed elegante dei cavalletti per il tavolo da lavoro, che mostrano come si possa pensare al design attingendo dalla cultura popolare, guardando agli oggetti anonimi e agli archetipi senza tempo.

Di lì a poco diventeranno oggetti di produzione anche il Mezzadro e il Primate: il primo progettato nel 1957 per la celebre mostra “Colori e forme nella casa d’oggi” a Villa Olmo, inserito in uno degli ambienti più freschi e anomali della storia dell’arredamento italiano, e che scardina ogni logica precedente importando ironia e disincanto nel mondo del design; il secondo appena immaginato da Achille (rimasto solo dopo la prematura scomparsa di Pier Giacomo) come un sedile/inginocchiatoio, e già questa descrizione funzionale dice molto dell’anomalia di questa presenza domestica.

Per tutti gli anni Settanta illegame – d’amicizia e di lavoro – tra Achille e Aurelio rimane intenso, e già nel 1975 diventa prodotto un altro oggetto destinato a diventare un modello di riferimento: il tavolino di servizio Servomuto, poi capace di svilupparsi in un sistema quasi infinito di complementi domestici (i Servi), tutti insieme derivati da alcuni complementi espressamente disegnati per il ristorante Splügen Bräu di Milano, progettato dai due fratelli molti anni prima.

Sul finire dei Settanta viene presentata da Zanotta un’operazione esemplare di redesign, condotta da Achille Castiglioni in modo cristallino, e che porta alla definizione del tavolino Cumano.

NO39

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Il 1980 è l’anno di un altro celebre recupero storico, il sedile per esterni Allunaggio, progettato quindici anni prima con il fratello Pier Giacomo e che non ha eguali nella storia del design; ancora, con un ritmo di collaborazione sempre intenso, ecco la presentazione di una spiazzante ipotesi di seduta, Sella, che anch’essa entra in produzione dopo essere stata protagonista irriverente nella mostra di Villa Olmo, ripescata dal fiuto di Aurelio.

Negli anni successivi a Leonardo verrà affiancato anche Bramante, altra raffinata interpretazione del cavalletto da lavoro, trasformato con un gesto di alta ebanisteria in un solido sostegno per tavoli.

Del 1987 è una delle invenzioni più pure, il tavolino/sgabello Basello, a cui fa seguito l’incredibile Joy (1989), un mobile a ripiani rotanti che diventa una scultura per abitare, e che ancora una volta stabilisce un nuovo primato tipologico, rendendo davvero indefinibile la sua funzione principale.

Leonardo, Mezzadro, Primate, Servomuto (e Servi), Cumano, Allunaggio, Sella,
Bramante, Basello, Joy: oggetti, tutti, che brillano ancora – perché evidentemente senza tempo – nel catalogo Zanotta, da sempre un luogo speciale e unico dove la ricerca e la sperimentazione, e lo humour e l’invenzione, respirano insieme.

Oggetti, tutti, mostrati oggi in questo omaggio che vive di un allestimento funambolico progettato dallo Studio Calvi Brambilla, che certo rimanda alla maestria propria dei fratelli Castiglioni nell’arte di esporre e mettere in scena le storie del design, e che oggi qui, come allora là, trova negli accenti di un maestro della grafica il migliore contrappunto possibile (oggi Leonardo Sonnoli, allora per i due fratelli Castiglioni, tante volte Max Huber, lo stesso Michele Provinciali, Pino Tovaglia, Giancarlo Iliprandi…).

Beppe Finessi

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