L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973

Le parole riportate in questo breve articolo non intendono essere una “recensione” di una mostra in senso letterale, quanto piuttosto una “impressione” su una mostra. Se si procedesse nella maniera canonica, enumerando e commentando la quantità e qualità degli scatti in esibizione, si correrebbe il rischio di non cogliere cosa ‘l’occhio magico’, nel caso di Mollino, possa effettivamente poter significare. Una opportunità persa, insomma, per osservare un artista secondo un diverso punto di vista critico.

Al mio temporaneo ritorno da Londra io ed R. ci eravamo dati appuntamento in via delle Rosine, una di quelle strade torinesi dove il tempo, altrove ansioso di farsi spazio nella modernità, sembra voler rallentare il suo impeto per invitare a momenti di riflessione. Così, a partire da questo scenario, eravamo entrambi incuriositi da cosa avremmo potuto scoprire visitando la mostra «L’Occhio Magico di Carlo Mollino» allestita presso CAMERA, Centro Italiano per la Fotografia, a Torino, mia città natale. La medesima sede, durante il 2016, aveva già mostrato al pubblico parte della documentazione fotografica dei viaggi di questo grande artista e questa nuova mostra non poteva essere che la perfetta continuazione di un percorso di conoscenza di Mollino.

Carlo Mollino e Riccardo Moncalvo - Società Ippica Torinese, fotomontaggio, 1941. (Politecnico di Torino, sezione Archivi biblioteca Rob- erto Gabetti, Fondo Carlo Mollino).
Carlo Mollino e Riccardo Moncalvo – Società Ippica Torinese, fotomontaggio, 1941.
(Politecnico di Torino, sezione Archivi biblioteca Roberto Gabetti, Fondo Carlo Mollino).

Prima ancora di entrare negli spazi espositivi, quello che ci aveva incuriositi della mostra, curata da Francesco Zanot, era stato proprio il titolo. «L’occhio magico», infatti, è il nome di una piccola pubblicazione del 1945, in cui erano stati inseriti alcuni dei lavori fotografici dell’architetto torinese dal titolo, “Ritratti ambientati“. Mollino infatti, aveva non solo maturato, sin da piccolo, un grande interesse per la fotografia, ma, come sempre nella sua poetica, aveva ricercato l’eccellenza elaborando addirittura una pubblicazione di grande interesse critico ed estetico, al tempo, intitolata «Il messaggio dalla camera oscura».

Una volta entrati negli spazi della sala espositiva, curatissimi e minimali, tinteggiati di verde (forse a riprendere alcuni elementi di mobilio progettati da Mollino, quali la nota sedia Gilda), in parte di rosso vinaccia (colori assai contrastanti, ma sicuramente efficaci per interfacciare al meglio il visitatore all’opera fotografica), ci siamo immersi immediatamente in quello che è (stato) lo spazio di Carlo Mollino.

© Luca Biselli 2018.
© Luca Biselli 2018.

Le quattro sezioni in cui è stata organizzata la mostra ci facevano inizialmente ritenere che esse fossero tematicamente separate. Dapprima «Mille case», poi la sezione «Fantasie di un quotidiano impossibile», quindi «Mistica dell’acrobazia» e infine «L’amante del Duca». Ci avvicinavamo agli scatti, molto spesso di formato minuscolo, cercando di comprendere il significato della foto di un interno o di una bellissima modella ambientata nel medesimo interno in stile hollywoodiano, di esperimenti di composizione surrealisti, di foto aeree, senza mai cogliere una vera e propria coerenza stilistica. Cosi’, ‘magicamente‘, cominciavamo a immaginare una lettura di un secondo piano dell’aspetto fotografico del lavoro di Mollino, rispetto ai mirabolanti contenuti: da mobili inclini a spiccare il volo, a macchine dall’innovativa concezione aerodinamica, da foto di architetture perfettamente composte, a curiose fotografie erotiche, molto spesso ritoccate, alla ricerca della forma e dell’immagine ideale.

Terminata la visita, prima di congedarci, avevamo anche ammirato il «drago da passeggio», una piccola creatura in cartapesta, che Mollino era solito regalare ai suoi amici. Non lo avevo mai visto dal vero e la sua forma, nelle monografie tematiche lette, mi aveva sempre incuriosito per via della sua incomprensibile «inutilità», se non frutto di espressione artistica.

Mentre ci dirigevamo verso uno dei deliziosi caffè nascosti, che Torino sembra sempre essere così timida mostrare, il mio ricorrente pensiero era: «che uomo straordinario, dalla vita assolutamente straordinaria». Così, di fronte a un barolo chinato e a un vermouth, io ed R., avevamo deciso di lasciare decantare le nostre impressioni, per poi riprenderle al momento opportuno. L’occasione di riprenderle si era manifestata, nuovamente, poco prima del mio ritorno a Londra.

Seduti ad un tavolo cercavamo di capire. «Ma quale ‘Occhio magico’ abbiamo incontrato alla mostra? Quello rivolto verso una realtà esteriore, oppure, al contrario, quello rivolto verso un mondo interiore di esperienza e conoscenza?» Io ipotizzavo, secondo la mia personale impressione, che il lavoro fotografico esposto mostrasse il percorso conoscitivo, esperienziale e insaziabile di un uomo libero, non interessato a far parte di quello che oggi si definirebbe il «politicamente corretto», capace di andare «controcorrente» (alla Huysmans), libero da giudizi, pregiudizi, dalle conseguenze della critica, interessato ad esplorare e comprendere il conoscibile e l’inconoscibile. La rappresentazione erotica, in quegli anni sicuramente ancora lontana dall’ormai odierno noioso consumo, a nostro avviso, non sembrava immune da questa impressione ed era ben lontana quindi da quella sottile perversione che spesso compare secondo gli stessi critici di Mollino.

Anche R., incredibilmente, aveva avuto la stessa impressione. Secondo il suo parere, un filo rosso sembrava unire queste aree tematiche tramite il comune denominatore dell’esperienza di Mollino come uomo, che intende comprendere sè stesso mediante il suo rapporto con la realtà. L’occhio magico, secondo queste impressioni, è dunque un occhio interiore; un occhio che guarda all’interno, invece che all’esterno, come si potrebbe inizialmente intendere.
Non sapendo se questa sia stata volutamente l’intenzione del curatore Zanot, terminavamo la nostra cena con deliziosi nocciolini. Il marito di R., che ci aveva ascoltati per tutto questo tempo, manifestava a questo punto il desiderio di vedere lui stesso questa mostra, essendo la nostra interpretazione sufficientemente curiosa da meritare una visita per comprenderne quanto meno la sua veridicità.

Viviamo un’epoca culturale, nella quale, in conseguenza di assai discutibili modelli economici, viene esaltata la frammentazione della conoscenza intellettuale, come metodo necessario per l’ottenimento di una specializzazione per una performance lavorativa sempre maggiore. La conoscenza individuale, in particolare quella professionale, viaggiano spesso secondo canali separati, che solo occasionalmente, non sistematicamente, si incrociano. Diventa raro, se non impossibile, riuscire a coniugare il proprio lavoro con la propria intima essenza, quale essa sia.
Il caso di Mollino, in cui professione, interessi personali, hobbies etc.. si rincorrevano e si alimentavano, è esattamente il contrario di questo corrente paradigma culturale. Io ed R. ci auguriamo che tutti coloro che vorranno avvicinarsi allo spazio di Mollino potranno, per un po’ di tempo durante la visita, assaporare e invidiare bonariamente questo misterioso artista, provando a mettere in discussione il proprio occhio, volgendolo non in maniera acritica verso l’esterno, ma, (come quel pensatore laterale quale era Mollino), proprio verso l’interno. Chissà se, in un’epoca di continui selfies, spesso senza significato, contenuto artistico o espressivo, finalmente, potremmo imparare a scoprire davvero chi siamo, proprio attraverso la fotografia..

Luca Biselli

Luca Biselli è ingegnere edile e designer architettonico. Vive e lavora a Londra. Dopo una esperienza internazionale che spazia tra Italia, Regno Unito, Australia e Cina diventa “Associate” presso lo studio Sadler Brown Architecture. In parallelo alla sua attività di progettista, con particolare interesse alla tematica della forma e del concept design, si occupa di divulgazione di pensiero critico in occasione di eventi culturali nel campo dell’architettura e della tecnologia, destinati al pubblico e di attività di tutoring presso università di architettura nel Regno Unito.

L’occhio magico di CARLO MOLLINO Fotografie 1934-1973 Torino,

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

18 gennaio – 13 maggio 2018

Mostra a cura di Francesco Zanot

Walter Guadagnini, Direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, ha scelto per l’avvio della stagione espositiva del 2018 una mostra insieme molto torinese e altrettanto internazionale, dedicata a Carlo Mollino. “L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973”, a cura di Francesco Zanot, sarà a CAMERA (Torino), dal 18 gennaio al 13 maggio 2018. L’esposizione attraversa l’intera produzione fotografica di Carlo Mollino, in un percorso di oltre 500 immagini tratte dall’archivio del Politecnico di Torino. Questa iniziativa fa seguito alla mostra “Carlo Mollino. In viaggio”, tenutasi presso CAMERA nella primavera del 2016, a testimonianza del rafforzamento della collaborazione tra Politecnico e CAMERA, anche grazie a un accordo di collaborazione siglato nell’aprile di quest’anno. L’attività di CAMERA è realizzata grazie a Intesa Sanpaolo, Eni, Reda, Lavazza, in particolare la programmazione espositiva e culturale è sostenuta dalla Compagnia di San Paolo.

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