I derivati climatici: prodotti finanziario-assicurativi per la gestione dei progetti di costruzione

I derivati climatici sono contratti finanziari (come le opzioni e i futures) con caratteristiche che li fanno assomigliare a un’assicurazione. Esempio: due parti (un costruttore e un ente finanziario) si accordano in questo modo: l’imprenditore paga un premio di 10000 € all’ente finanziario, e quest’ultimo si impegna a corrispondere al costruttore 4000 € per ogni giorno di pioggia, entro un periodo prefissato, con precipitazione superiore ai 50 mm (oppure per ogni giorno in cui la temperatura scende sotto i 3 gradi sotto lo 0, o il vento soffia con velocità maggiore di 100 km/h: tutte condizioni che possono causare ritardi nella consegna finale dell’opera). I ritardi di consegna hanno infatti un costo, e, con un derivato climatico (contratto aleatorio legato a una variabile atmosferica), il costruttore può assicurarsi contro questi contrattempi, pur NON essendo i derivati climatici delle assicurazioni. Non c’è infatti bisogno, come nelle assicurazioni, di fare una denuncia di danno e attendere la sua valutazione da parte dei periti: il pagamento scatta non appena certe condizioni atmosferiche hanno luogo.

Nascita e uso attuale dei derivati climatici 

 I derivati climatici sono un prodotto recente, in quanto il primo derivato nacque nel 1996 come clausola fra due aziende americane produttrici di energia elettrica: una di esse comprò dall’altra una fornitura per il mese di agosto, con la clausola di avere uno sconto qualora il mese si fosse rivelato più freddo del previsto (con conseguenti minori introiti dovuti all’uso inferiore dei condizionatori d’aria da parte degli utenti).In questo primo contratto le aziende contraenti furono aziende produttrici di energia; dal 1996 il mercato dei derivati climatici è cresciuto, e sono aumentati anche i tipi di aziende che li utilizzano (pur restando i produttori di energia i maggiori utilizzatori): aziende di vendita al dettaglio, di trasporto, agricole, edili: la quota di mercato per queste ultime è passata dal 7% nel 2009 al 23% nel 2011, seconda solo alle aziende energetiche (NB: i dati sono relativi ai mercati americano e canadese).

Chi sono le controparti di un derivato climatico? 

Gli enti finanziari che comunemente entrano come controparti nei derivati climatici sono le riassicurazioni e i fondi speculativi, a volte anche le banche (due derivati climatici italiani sono stati stipulati anni fa fra la Banca Popolare di Sondrio e le aziende Ascotrade (energia) e Fonte Tavina (acque minerali)). Le riassicurazioni gestiscono il loro rischio mediante il fatto che i loro contratti sono sparsi in tutto il mondo; i fondi speculativi possono gradire di avere un investimento slegato dagli andamenti dell’economia, quale può essere un derivato climatico, che è legato solo al clima.

Progettare un derivato climatico  

Il derivato climatico, stipulato fra un costruttore e un ente finanziario, sia così strutturato: a fronte di un pagamento di X € da parte del costruttore l’ente finanziario si impegna a pagare Y € per ogni giorno, nel periodo novembre-febbraio, nel quale si verifichi una di queste tre evenienze: temperatura inferiore ai 3 gradi sotto zero, vento con velocità superiore a 100 km/h o pioggia di livello superiore ai 50 mm (dati rilevati da una stazione meteorologica concordata): il problema consiste allora nello stabilire valori convenienti di X e Y. Ciò si può fare con un procedimento molto semplice (chiamato dagli esperti Burn Analyis): si vede cosa sarebbe successo se il derivato climatico con valori X e Y fosse stato applicato a un gran numero di progetti di costruzione ormai conclusi e in cui si verificarono ritardi dovuti al maltempo, variando X e Y fino a trovare una performance complessiva soddisfacente.

Dott. Diego Terranova

     (diego.terranova1 (AT) libero.it)

Nella foto: cantiere del Palasalute di Imperia allagato il 7/1/2014

Fonti:

https://www.researchgate.net/publication/320136684_Weather_Derivatives_as_a_Risk_Management_Tool_for_Construction_Projects

http://tesi.cab.unipd.it/57590/1/Filippo_Zanirato.pdf

http://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2017/derivati-climatici-la-possibile-applicazione-agricoltura/

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